Influenza dell’ambiente sull’evento nascita

L’evento nascita viene vissuto in maniera molto diversa  a seconda della cultura e dell’ambiente sociale in cui vive la donna. Il modo in cui l’evento nascita viene percepito a livello sociale influenza notevolmente l’andamento della gravidanza e del parto.
L’ambiente e le modalità di assistenza influenzano il benessere di mamma e bambino.
Negli ultimi 50 anni abbiamo assistito alla progressiva medicalizzazione della nascita quasi ovunque e in tutti i suoi aspetti:

  • Aumento degli esami in gravidanza
  • Parto in ospedale
  • Allattamento artificiale

Si è cominciato a pensare che la gravidanza fosse una specie di malattia con il bisogno di sottoporla al controllo medico. Ciò è stata un a reazione all’elevata mortalità materna e neonatale che si associava alla nascita fino al secolo scorso e che ancora si riscontra in molti Paesi in via di Sviluppo.
In realtà ciò che porta ad una maggiore sicurezza della nascita non è dato tanto dall’uso della tecnologia medica, tranne che per quel 10% circa di gravidanze complicate da un patologia, quanto dal miglioramento delle condizioni di vita, di istruzione, di alimentazione delle donne.
Inoltre l’equilibrio tra corpo e mente, inteso come sistema fluido, genera salute. Mente e corpo sono intimamente legati attraverso il sistema immunitario, il sistema endocrino e il sistema nervoso centrale. Negli ultimi anni si assiste allo svilupparsi di una nuova disciplina, la psiconeuroendocrinoimmunologia cioè la disciplina che studia l’interdipendenza del funzionamento di gruppi di sistemi all’interno del corpo.
Del resto alcuni studi recenti confermano come lo svolgimento fisiologico della nascita umana sia strettamente legato, come per tutti i mammiferi, a condizioni psicologiche ed ambientali ben precise.
Il travaglio in particolare è modulato dalla secrezione armonica di alcuni ormoni che ne regolano l’andamento e fanno si che il processo si svolga nel migliore dei modi e con gli esiti migliori per madre e bambino.
Secondo la definizione di Guillemin, premio nobel per le sue ricerche sul sistema ipofisi-ipotalamo, un ormone è : “una sostanza prodotta da una cellula che diventa attiva su  un’altra cellula vicina o lontana”. Gli ormoni sono quindi i responsabili dell’attivazione di numerosi meccanismi e risposte del nostro corpo.
Capire la relazione tra gli ormoni e le circostanze in cui vengono prodotti è fondamentale per capire le vere necessità di una donna in gravidanza e in particolare durante il travaglio e il parto.
L’ossitocina è stata definita “l’ormone dell’amore” perché sembra che venga prodotta in tutte le situazioni di coinvolgimento fisico ed emotivo: in situazioni di convivialità, durante il rapporto sessuale, quando si travaglia e si allatta.
L’antagonista dell’ossitocina è una catecolamina chiamata adrenalina, ormone da tutti conosciuto come quello della paura.
Una donna che produce un picco costante, anche basso, di adrenalina, non riesce a produrre l’ossitocina necessaria perché il suo corpo riesca a svolgere con sicurezza le funzioni relative alla nascita.
Nonostante ormai la cultura e la mente abbiano preso il sopravvento sull’istinto, il nostro corpo tende  a funzionare come agli albori della civiltà. Gli ormoni mettono in moto reazioni istintive e rapidissime, per esempio quella di attacco o fuga. La donna in travaglio che milioni di anni fa si trovava nella savana di fronte a un leone aveva solo due possibilità: smettere di travagliare e fuggire o partorire in fretta prendere in braccio il neonato e…fuggire.
Nella prima fase del travaglio una reazione di paura antagonizza, cioè ostacola, la produzione di ossitocina (l’ormone che regola le contrazioni) per cui il travaglio stesso può rallentare moltissimo o addirittura bloccarsi.

Nella seconda fase del travaglio, quella “espulsiva”, la produzione improvvisa di catecolamine può affrettare di molto la nascita.
Dopo anni di medicalizzazione sempre più estesa della nascita sono pochi quelli che ancora si ricordano, o coltivano le conoscenze, di come avviene la nascita “indisturbata”.
Le necessità di una donna in travaglio per il libero e armonico fluire della secrezione ormonale sono:

  • Silenzio
  • Intimità
  • Calore (ambientale e umano)
  • Luci basse
  • Rispetto dei tempi e delle modalità personali

La gestione medicalizzata del travaglio e del parto comporta spesso:

  • Domande all’ingresso (stimolazione della neo-corteccia)
  • Sconosciuti (paura – adrenalina)
  • Freddezza – freddo
  • Posizioni forzate – immobilità
  • Troppe persone o solitudine
  • Uso inappropriato della tecnologia
  • Dolore iatrogeno – analgesia
  • Separazione dal bambino (nessuna gratificazione)

Studi recenti ben disegnati, confermano che le donne in gravidanza con alti livelli di stress e ansia sono più a rischio di aborto spontaneo, parto pretermine, malformazioni e ritardo di crescita intrauterino.
Lo stato emotivo della donna in gravidanza può influire significativamente sullo svilupparsi di complicazioni e sulla crescita armonica del feto.
Secondo uno studio svedese del 1987:

  • i suicidi per asfissia risultano strettamente collegati con l’asfissia alla nascita;
  • i suicidi con sussidi meccanici risultano collegati a traumi meccanici alla nascita;
  • la tossicodipendenza si ricollega alla somministrazione  di oppioidi e barbiturici alle madri in travaglio

La condivisione dell’esperienza tra donne porta al:

  • Racconto della nascita come evento traumatico
  • Ormai percepito come trauma necessario e inevitabile per ottenere “sicurezza”
  • Aumento dei tagli cesarei su richiesta: “per paura di soffrire”

Il parto come esperienza di “empowerment”

  • La nascita fisiologica produce esiti positivi dal punto di vista della salute fisica e emotiva
  • Il dolore fisiologico offre protezione
  • Il parto fisiologico produce gratificazione intensa
  • La nascita fisiologica porta al potenziamento delle risorse personali e dell’autostima

Rivalutare e conoscere le implicazioni della psiche e della secrezione ormonale necessaria per il miglior svolgimento possibile dell’evento nascita, porta a notevoli cambiamenti in positivo del vissuto delle donne riguardo al loro corpo, delle loro capacità e della relazione con il bambino.

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2 Comments

  1. Per dirla tutta però negli ultimi 50 anni abbiamo visto anche la drastica riduzione della mortalità materna e infantile, non è del tutto dannosa questa medicalizzazione, no?

    • riduzione della mortalità dovuta in gran parte alle migliorate condizioni di vita (igiene e alimentazione in primis). nessuno vuole criminalizzare la tecnologia medica che può senz’altro salvare delle vite. come ho sottolineato nell’articolo, la medicalizzazione della nascita nasce dal lodevole intento di salvare donne e bambini che avevano situazioni complicate, aggravate spesso dal fatto che le patologie non venivano riconosciute in tempo o non erano trattate viste anche le condizioni di vita disagevoli delle epoche passate. purtroppo l’uso della tecnologia nelle nascite non complicate da patologia crea dei disturbi che possono esitare in danni anche seri, come evidenziato già da molti anni dall’OMS. l’uso inappropriato di farmaci e di interventi è condannabile anche in altri ambiti della medicina. un’intervento di appendicectomia può salvare una vita se necessario ma può anche metterla in pericolo se effettuato su una persona che non ne necessita…lo stesso vale per l’uso inappropriato di tagli cesarei e interventi ostetrici.
      ivana

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