Recensione di “Perché si diventa grassi” di Gary Taubes – ed.ni Sonzogno 2014

Vi propongo questa recensione perché credo che questo sia uno dei libri fondamentali da leggere sull’alimentazione e come ostetriche sono convinta che le nostre conoscenze in campo nutrizionale dovrebbero essere il più aggiornate possibile. Ma vi avviso, non sarà una lettura facile, visto che Taubes, sostenuto da ampie evidenze e da altri autori anche di altre epoche, sconvolge tutto quello che ci hanno insegnato sulla buona nutrizione negli ultimi, quanto meno, trent’anni. Quello che pensavamo fosse la corretta dieta per l’essere umano probabilmente non lo è e a farne le spese siamo tutti noi mentre l’industria del cibo in un modo o nell’altro ci guadagna comunque.

Potrebbe essere più facile credere che rimaniamo magri quando siamo virtuosi e che ingrassiamo se non lo siamo, ma i dati disponibili raccontano una storia diversa.

Con questo libro Taubes ripercorre le tappe storiche che hanno portato, soprattutto negli Stati Uniti, e ora, di conseguenza, anche da noi, ad abbandonare definitivamente una dieta naturalmente ricca di sostanze altamente nutrienti per dedicare i nostri stomaci e le nostre tasche a quantità industriali di carboidrati spesso di infima qualità, e a quella che, attualmente, negli Stati Uniti e presto anche da noi, è una vera e propria epidemia di obesità e malattie correlate.

Gli organismi sanitari ufficiali hanno cominciato a credere che i grassi alimentari causassero la malattia cardiaca, e i carboidrati fossero ciò che avrebbero cominciato a chiamare “buoni per il cuore”[…] Ma è stata sempre disponibile una copiosa evidenza scientifica che suggerisce che questa ossessione nei confronti dei grassi alimentari è indirizzata nella direzione sbagliata: un altro caso in cui le autorità sanitarie ingannano per prime se stesse- e poi il resto della popolazione- poiché pensano di sapere la verità su un argomento prima di aver effettuato qualunque ricerca significativa.

Vi ricorda qualcosa? Tipo l’eliminazione delle ostetriche perché obsolete e non abbastanza moderne per poter assicurare un’assistenza sicura a donne e bambini?

Quello che ci dice Taubes  è che la famosa  piramide alimentare dall’ampia base fatta di cereali e legumi e carboidrati in genere va quindi drasticamente rivista, sì proprio quella che ora si comincia ad insegnare anche a scuola e che è alla base di un’alimentazione sana. Ma le  “nuove” teorie sul cibo che trovate in questo libro non sono nuove affatto e mi ricordano molto quello che abbiamo dovuto ri-scoprire riguardo all’ostetricia e alla capacità innata delle donne di partorire quando si permette alla fisiologia di lavorare e si lascia intatta  la nostra capacità evolutiva di nascere con efficacia, sicurezza e gratificazione. In più avendo provate su me stessa già da qualche mese un regime alimentare diverso posso testimoniare come ci si senta alla grande e nasce anche da qui la voglia di far conoscere questo tema. Possiamo fare del bene a noi stesse e informare più accuratamente le donne in modo che posano fare delle scelte alimentari corrette o per lo meno avere una vera scelta.

Perché ingrassiamo? Perché ci ammaliamo sempre di più, e sempre più giovani?  A queste domande esistono delle risposte non scontate e molto interessanti di cui vi accenno qualcosa.

Infatti siamo sopravvissuti come specie per due milioni e mezzo di anni circa mangiando come cacciatori/ raccoglitori e solo da 10.000 anni circa ci nutriamo di alimenti che per tutto quel tempo non erano esistiti nella nostra dieta e per i quali il nostro dna non è ancora adattato. Considerate il fatto che in termini di evoluzione 10.000 anni corrispondono a circa 30 secondi della nostra presenza su questa terra.

Questi cibi nuovi, i cereali, i legumi e i latticini, sono stati introdotti dalla più grande rivoluzione della nostra Storia, quella Agricola, quella che nel bene e nel male  ha permesso la “civilizzazione” con tutto quello che ne consegue.

Ma mentre per i latticini in alcune popolazioni, soprattutto quelle nordiche che ne facevano più uso, si è sviluppata con il tempo  la capacità di metabolizzarli per quanto riguarda i cereali e i legumi siamo ancora ben lontani dal poter dire altrettanto.

Ora non siamo più cacciatori raccoglitori da un bel po’ ma esistono ancora poche sacche sul Pianeta dove resistono popolazioni che vivono più o meno come i nostri avi ed è lì che già dal diciannovesimo secolo si sono recati vari studiosi per cercare di carpire alcuni segreti della nostra evoluzione. Così scoprirono che a parte le condizioni di vita molto dure e difficili alla quale pure ci siamo adattati egregiamente (altrimenti non staremmo qui a parlarne) queste popolazioni se la cavavano molto bene anche dal punto di vista delle malattie che sembrano la peste della vita moderna. In particolare erano praticamente esenti da diabete, carie, cancro, malattie cardiache e autoimmuni.

Nel 2000, ricercatori statunitensi e australiani pubblicarono un’analisi delle diete di 229 popolazioni di cacciatori-raccoglitori che erano sopravvissute abbastanza a lungo nel  secolo da poter consentire agli antropologi di studiare il loro modo di alimentarsi. Questa analisi è ancora considerata la più completa mai eseguita relativamente alle diete dei moderni cacciatori-raccoglitori e quindi, implicitamente, circa la natura delle diete “alle quali siamo presumibilmente geneticamente adattati”, come avrebbe detto Rose… […] In primo luogo, “quando e dove risultava ecologicamente possibile”, i cacciatori-raccoglitori consumavano “elevati quantitativi” di cibo animale.

Ma nel momento in cui alcune di queste popolazioni entravano in contatto con lo stile di vita moderno nel giro di una generazione ci ritrovava punto a capo con le suddette malattie.

Il cambiamento nello stile di vita poteva bastare a spiegare dei cambiamenti tanto drastici? Se vi ho messo un po’ di curiosità e se volete scoprire perché si diventa grassi, con tutto quello che ne consegue in fatto di patologie correlate, e perché non è inevitabile, leggetevi questo libro e se volete approfondite con i testi di Lorain Cordain e  Rob Wolf (il quale scrive  anche in modo divertente).

Taubes chiarisce fin dall’inizio che sarebbe troppo lungo entrare nel merito della questione etica rispetto al nostro modo di alimentarci, eppure la questione etica è estremamente importante e da non sottovalutare. Anche in questo senso esiste un “politicamente corretto” che probabilmente non lo è poi così tanto e il tema  meriterebbe da solo un altro libro che in effetti esiste anche se, ahimè,  non tradotto in italiano, “The vegetarian myth” di Lierre Keith che raccomando caldamente, un’altra lettura di certo non consolatoria.

 

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7 Comments

  1. Davvero Una bellissima recensione.
    Mi piacerebbe sapere se esistono dei siti dove si discute dei problemi dell’alimentazione. Ne sono quasi ossessionata, perché credo di avere un grosso problema; avevo perso 30 kg senza fatica, mangiavo tranquillamente e camminavo, poi senza sapere come mai, li ho ripresi tutti e adesso non riesco più a perderli in nessun modo.

    • Grazie del complimento se vuoi puoi guardare un blog che mi piace molto e che si chiama armonia paleo oppure il Dott Perucci che fa consulenze anche on line

  2. A parte le tribù citate, oggi gran parte della popolazione vive in contesti che non permettono più di raccogliere e cacciare. e a mio avviso non è possibile prescindere, oggi, dal considerare centrale il problema etico. Non è possibile mangiare animali senza procurar danno all’ambiente; e in questo Keith fa un grosso errore incolpando l’agricoltura intensiva, perché è proprio questa che nutre gli animali che poi la gente mangia. Siamo tutti d’accordo che bisogna rispettare l’ambiente e cercare di stare meglio. Ma la soluzione a questo problema più praticabile non mi sembra ne quella di nutrirsi di caccia e raccolta e ne quella di nutrirsi di animali “bio”. Dire che i vegetali possono essere dannosi più che degli alimenti di origine animale è un altro falso. Bisogna saper distinguere tra i vegetali “veri” e quelli finti tirati su a concimi e pesticidi. In definitiva nutrirsi di vegetali (integrali, biologico a km 0 se possibile), eliminare o ridurre il più possibile gli alimenti di origine animale e mangiare di meno è una soluzione percorribile e che non può che farci del bene…a noi stessi, agli animali e all’ambiente.
    ciao

    • Grazie del commento hai centrato un punto nodale della questione il cibo che siano agli animali da allevamenti intensivo cioè cereali e co. Non è quello adatto a loro. Nasce da qui una parte del problema etico. Nessuno dei qui citati inoltre parla di vegetali ma semmai di cereali e legumi. Esistono delle soluzioni di “allevatori di erba ” estremamente interessanti al proposito.

  3. personalmente non ritengo etico e ambientalmente sostenibile nutrirsi di animali, che siano alimentati in un modo o nell’altro. certo meglio lasciare che bruchino l’erba invece di alimentarli a farine di soia o cereali, ma questo per me non è il centro del problema. Allevare una vita per mangiarsela non è etico per me.
    le stesse risorse che si impiegano per produrre 1 proteina di origine animale possono essere impiegate per produrne 6 di origine vegetale (legumi compresi). le tonnellate di soia e cereali date agli animali potrebbero essere destinate a chi invece non riesce ad avere neanche una tazza di riso al giorno.
    Infine approcciando il problema con un po’ di pragmatismo si dovrebbe pensare alla enorme domanda di carni & co da parte dei consumatori, oggi soddisfatta “grazie” (o purtroppo a causa) degli allevamenti intensivi: come si può pensare che sia sostenibile aumentare il consumo di carni (come dice Taubes), peraltro allevate in maniera non intensiva? Non ci sono le risorse per farlo. A mio parere forse sarebbe meglio assicurare a 100 persone un piatto di pasta e fagioli, piuttosto che 1 bistecca per 1 solo fortunato/a.
    grazie e ciao

    • Grazie di aver espresso il tuo pensiero. Ribadiscono solo il fatto che come dici tu non ha senso ingozzare gli animali di cibo inadatti a loro e che proviene da coltivazioni intensive. Probabilmente questo è quello che rende il tutto non etico e insostenibile.

  4. The Vegetarian Myth uscira per Sonzogno il 29 ottobre 2015 con il seguente titolo italiano: Il mito vegetariano. L’autrice è Lierre Keith.
    Da non perdere!

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