Sul giudicare…

Oggi voglio scrivere due righe su qualcosa da cui nessuno è veramente immune ma la cui risoluzione credo sia un passaggio fondamentale per la crescita personale e per la buona convivenza  con coloro che ci circondano.

Quando ho deciso di fare l’ostetrica ero nel pieno del mio delirio di onnipotenza di voler salvare tutte le donne dal cesareo dato che era successo a me ed era un’esperienza che avevo subito e che mi aveva fatto sentire impotente. Con ciò mi portavo dietro anche il giudizio per chi faceva scelte diverse da quelle che io avrei fatto e per chi lavorava in modo diverso da come io ritenevo giusto che si dovesse lavorare.

Ora che sono un po’ più “vintage” e quindi con più esperienza (leggi delusioni, incontri, scontri, gioie, fallimenti, gratificazioni) ho capito che “salvare” gli altri da quelle che per noi sono state brutte esperienza è impossibile e non può essere l’obiettivo di chi, come me, fa un lavoro basato sul mantenere il benessere. L’obiettivo, come ostetrica, è quello di offrire informazioni complete, aggiornate, diverse da quelle del modello medico e di fornire un reale sostegno alle scelte che di conseguenza verranno fatte dalle donne, dalle coppie, e che saranno, di volta in volta le migliori, qualunque esse siano.

Come si fa a non giudicare?

Partendo dall’assunto, che molte/i considereranno ingenuo, che tutte/i sono in buona fede in quello che fanno, tranne rare eccezioni, ho cominciato a scoprire quanto sia bello e arricchente tendere alla diminuzione del giudizio.

Difficile esserne completamente esenti, ma quando non ci riusciamo possiamo cercare nell’empatia la forza per comprendere e ascoltare.

Quello che non avevo capito all’inizio era che sentirsi giudicati porta ad alzare muri protettivi e alla cessazione della comunicazione.

Nell’ambito dell’assistenza alla nascita, dove ancora dobbiamo combattere anche solo perché alle donne venga riconosciuto il diritto all’informazione corretta e completa e a poter disporre consapevolmente del loro corpo, c’è una grande propensione al giudizio e al Noi e Loro.

Io sono stata giudicata molte volte, e ho giudicato molte volte. Alla soglia dei quarantaquattro anni so che ora lo faccio molto meno e ne sono felice.

Dire questo non significa che non ci si possa difendere o che non si debba portare avanti con forza il proprio punto di vista, ma farlo senza giudizio è estremamente gratificante. Il giudizio di contro porta all’aggressività, al sentirsi e al far sentire ferite/i.

Leggo, in molti gruppi di donne su FB per esempio, allo scambio di giudizi e accuse di non corrispondere ad un modello che una volta sarà quello del parto medico e un’altra sarà quella del parto “selvaggio”. Sono entrambi dei modelli a cui è assurdo volersi adeguare in quanto tali quando, inoltre, fa comodo allo “status quo” che ci si scontri, soprattutto fra donne, per portare avanti il proprio modello.

Molto di ciò che viviamo oggi ha origine dal modello patriarcale che ci caratterizza come società, in quasi tutto il pianeta, da tempo immemore. Come donne, possiamo e dobbiamo, proporre un altro modello. Un modello basato sull’accettazione piuttosto che sul giudizio, basato sulla condivisione piuttosto che sulla competizione.

Riconoscere ad ognuna le sue competenze e sentirci unite è la possibilità di creare un modello che sia migliore per tutte.

Continuare a giudicarci tra noi per le diverse scelte di vita non ha senso. Soprattutto se partiamo dalla constatazione che ognuna fa il proprio meglio in quel dato momento della sua vita e se capiamo che cambiare è possibile e auspicabile.

Cambiare vita, modello, opinioni.

Ho conosciuto, in questi anni, molte persone, compresa me, che hanno cambiato il modo di fare scelte, attraverso esperienze che sul momento portavano solo dolore, e che poi si sono rivelate la porta verso una nuova consapevolezza.

Allora possiamo guardare alla vita con gli occhi di una creatura appena arrivata e mantenere l’assenza di giudizio data dalla scoperta e dalla curiosità verso qualcosa che, ancora,  non comprendiamo del tutto.

 

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3 Comments

  1. Grazie Ivana…spero di poter riuscire a crescere sempre di più in questa direzione…!Un abbraccio

    • Grazie a te! C’è sempre bisogno di ostetriche capaci e disposte a mettersi in gioco!

  2. Bellissimo e pieno di saggezza.

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