Testimonianze

Qui sarà possibile trovare testimonianze di donne e uomini che hanno vissuto la nascita in vari modi, come desiderato o non, anche tanti VBAC  … se volete potete contribuire mandandomi la vostra storia!

Ogni storia ha un titolo basta scorrere la pagina…

Una violenza ostetrica e poi VBAC!

A distanza di quattordici mesi dalla nascita della mia seconda figlia Valentina trovo la forza di raccontare la mia esperienza. Tutto comincia con la mia prima gravidanza. È stata una gravidanza desideratissima, durante la quale mi sono documentata su tutto tranne che su.. il parto. Ok anche su quello, ma non su come affrontare il dolore del travaglio. Davo per scontato nella mia testa che tanto non avrei sofferto perché esisteva l’epidurale e sul partorire mi sarei affidata a medici e ostetriche di turno che senz’altro mi avrebbero detto cosa fare. Mai mi sarei immaginata quello che mi, anzi ci, aspettava. Decido di partorire in uno dei più grandi e famosi punti nascita a Roma, proprio per andare sul sicuro. Gravidanza ipermedicalizzata, analisi ed ecografie a non finire, stress continui con accorciamenti vari di collo dell’utero, presunte contrazioni precoci, ecc. Per fortuna la natura fa il suo corso e a 39 +6 cominciano le contrazioni, quelle “forti”. Iniziarono alle 21 ma erano molto irregolari anche se abbastanza dolorose. Passo così tutta la notte e verso le 5 con mio marito decidiamo di incamminarci in ospedale. Alla visita ero ancora a 2 cm ma le contrazioni ci sono e decidono di ricoverarmi. Passo un po’ di tempo in camera e corridoio in preda a forti dolori e alle 8 decido di bussare in sala travaglio perché non mi sentivo proprio bene. Mi visita un giovane medico “siamo a 5-6 cm signora se vuole facciamo l’epidurale”. Io dico di si subito e una giovane anestesista mi chiede prima di iniettare il farmaco da 1 a 10 quanto dolore sentissi. Io ovviamente dico “10”! perché mai in vita mia avevo provato dei dolori così lancinanti e, soprattutto, non ero pronta a soffrire così! Dopo l’epidurale sparisce tutto.. comprese le contrazioni. E inizia il mio incubo! Attaccata al monitoraggio senza potermi muovere immobilizzata sul lettino, l’ostetrica che mi avrebbe dovuto aiutare e fare forza che mi faceva sentire un’incapace completa (e che fai, dormi? Guarda che devi partorì mica dormire! Solo perché cercavo di riposarmi prima delle spinte dopo aver passato la notte in bianco), senza poter mangiare nulla, con uno studente ostetrico che mi viene a svuotare la vescica ogni mezz’ora, mio marito che viene fatto uscire in continuazione, mi avranno visitata 20 persone differenti a distanza di mezz’ora l’una dall’altra, ossitocina mandata a gogo per far riprendere l’attività contrattile ormai persa. A 10 cm mi portano in sala parto. Ci saranno state 10 persone. Mio marito no, fatto aspettare fuori (perché?). A quel punto non capivo più nulla. Il dolore sotto era fortissimo, tutti dicevano di spingere, che non spingevo abbastanza, mi sentivo svenire. Un medico mai visto prima mi spinge con il gomito sulla pancia, strillo fortissimo e lui, senza nemmeno guardarmi: “mi sa che gliel’ho rotta” (solo a posteriori mi sono informata sulla manovra, vietata, che era stata fatta, e sul rischio concreto di rottura dell’utero e delle costole).  Un’altra ginecologa dice in continuazione: vedo la testa, spingi! Alla fine prende una ventosa, ma neanche con quella. L’epilogo della storia è stato un cesareo. Nella sala operatoria al freddo, da sola e sedata, mi è stata strappata dalla pancia la mia prima figlia Michela. Nessuno mi ha degnata di uno sguardo. Ho chiesto io al medico anestesista di tenermi la mano. Le lacrime non si fermavano. Solo questo mi ricordo: sdraiata sul lettino, sentivo tutto quello che mi facevano, le lacrime mi rigavano il viso e bagnavano il collo e poi il suo pianto. Mio marito fuori non sapeva neppure cosa fosse successo nessuno lo aveva avvertito. E poi me l’hanno appoggiata sul petto, 20 secondi e me l’hanno portata via. Mi hanno ricucito e mi hanno portata in sala risveglio da mio marito. La mia unica sensazione era quella di aver sbagliato tutto, di non essere stata in grado, di non aver saputo mettere al mondo mia figlia. La colpa era mia, mia e basta. E Michela? Dov’era? Perché non poteva stare con me? Dopo tutto quello che aveva passato povera piccola? Anche lei aveva sofferto tanto. Strappata dalla pancia della mamma e portata via. Quando mi hanno portata in stanza i dolori erano tanti ma io volevo solo vedere mia figlia. Mandai mio marito a chiedere più volte e io stessa chiamai il nido ma dissero che non era l’orario, l’avrebbero portata nell’orario del nido. Parenti e amici mi vennero a trovare e la videro e fotografarono dietro ad un vetro ed era sola nella sua culla e piangeva.. piangeva come una disperata e io piangevo in camera mia.  Separate dopo quello che avevamo passato perché l’orario del nido non coincideva. E così per 7 ore fino a che finalmente me la portarono. Dormiva ed aveva in faccia e in testa i segni di quello che aveva subito. Gonfia, con i graffi della ginecologa in testa e un bozzo della ventosa che era stata utilizzata. Quando provava ad aprire gli occhi uno rimaneva più chiuso dell’altro. Non si svegliava mai e non si attaccava al seno. Anche in questo il personale dell’ospedale non mi è stato di molto aiuto e quando alla fine ho chiesto come fosse possibile che per 2 giorni la bambina dormisse e basta, ogni volta che la portavano e come faceva se non mangiava, venne il neonatologo del reparto che in malo modo mi disse che gli stavano dando la formula visto che la bambina non veniva allattata. Il giorno dopo il parto mi fu detto che mi dovevo alzare, io dissi che non ce la facevo  i dolori erano troppo forti, le gambe mi tremavano. L’infermiera mi disse “se non ti alzi ti dobbiamo mettere il drenaggio”. Mi alzai ma le gambe non mi reggevano e mi dovettero tenere in 2.

Il post partum fu tremendo, i dolori del cesareo erano forti e durarono più di 10 giorni, in più soffrii di depressione ma per fortuna avevo la mia piccola che cresceva bene e che sentivo di amare come nessuno mai nella mia vita. Piano piano, nella calma della mia casa riuscii ad allattarla e lei fu bravissima.

Quando parlavo del mio parto sentivo spesso persone che avevano partorito più o meno sempre in maniera traumatica. Cesarei d’urgenza, allattamenti al seno mai avviati “perché non c’era latte”, bambini e madri tenuti lontani, cesari fatti a priori per motivazioni un po’ strane (pubalgie? Bacino stretto? Placenta invecchiata?).  Da una parte allora mi dicevo che, ok, in quello che mi era accaduto non c’era nulla di così insolito. Insomma gli inconvenienti sono sempre tanti e mi poteva andare peggio. In fondo “l’importante è che Michela stia bene”.

Dall’altra però mi cominciai ad informare. Perché non era possibile che se in quello che avevamo vissuto non c’era nulla di strano io mi sentissi così male nel profondo dell’anima. Io che sempre avevo desiderato avere più figli, pronta a rinunciare pur di non ripetere una simile esperienza! Inoltre Michela, che pur essendo una bambina ringraziando il cielo sana, si vedeva che era irrequieta, dolorante, come se anche lei avesse un malessere interiore… allora cominciai a leggere di altre donne che come me avevano subito una violenza. La chiamo così perché a distanza di 4 anni posso dichiarare con certezza di aver subito una violenza, io e  mia figlia, da parte del personale dell’ospedale. Lessi che gli animali che subiscono un cesareo non riconoscono il cucciolo. Tutto cominciò a prendere forma nella mia testa. Non era stata rispettata la natura dell’evento nascita in nulla. E in parte la colpa era anche mia, mi ero troppo affidata a quelle persone pensando di dover solo “fare ciò che mi dicevano, invece di essere io parte attiva della nascita di mia figlia. Ero io che la dovevo far nascere, non loro! Loro mi dovevano aiutare, supportare, incoraggiare!

La mia sofferenza aveva un senso e non ero strana io. E la cosa ancor più grave è che facciano passare per normale quello che normale non è affatto.

Dopo circa un anno e mezzo ho cominciato a stare meglio, a fare pace con quello che era successo, a dargli un senso, a desiderare un altro figlio.

Ad ottobre 2014 rimango incinta, la gioia era immensa ma come sentivo di essere incinta sentivo anche che qualcosa non andava e infatti persi il mio bambino, ancora invisibile, a 7 settimane. Anche se era iniziale la gravidanza c’è stata e io mi sono sentita madre di quel piccolo esserino fino alla fine, quando il mio corpo lo ha espulso naturalmente.

Il mese dopo rimango nuovamente incinta della mia piccola Valentina. La gravidanza è stata serena, ho fatto solo gli accertamenti indispensabili, 3 ecografie e qualche analisi. Da subito sono stata convinta di voler partorire naturalmente, ma visto che nella vita nulla è come ce lo aspettiamo, ho vissuto tutto molto serenamente cercando di non pensarci fino all’ultimo e riservandomi la decisione alla fine. Intanto però ho istruito mio marito e insieme ci siamo documentati sui possibili rischi ma anche sui benefici del vbac e lui come me è stato molto sereno nella scelta. In realtà nella mia testa ero anche pronta ad affrontare un cesareo, ma doveva essere diverso. Più matura, più consapevole, più informata, avrei preteso che venissero rispettati i miei, i nostri diritti. Non solo la presenza in sala operatoria di mio marito ma che la bambina non venisse staccata da me un solo istante, e se fosse stato necessario che venisse data a mio marito e a nessun altro. Ovviamente misi tutto per iscritto pronta a fare la guerra, ad agire e non a subire!

In realtà tutto andò diversamente. Il 15 agosto cominciarono le prime contrazioni. Erano leggere ma sempre più frequenti. Nonostante questo andammo con mio marito e Michela a casa di amici fuori a festeggiare ferragosto. La notte la passammo a casa al mare vicino Roma e dormii abbastanza. Alle 5 però cominciarono a diventare sempre più forti. Ancora ricordo di aver aperto gli occhi, dalla finestra si vedeva il cielo albeggiare, e di aver pensato: “oggi conosceremo Valentina”. Verso le 7 partimmo per l’ospedale Cristo re di Roma, dove avevo preso contatti con il primario un mesetto prima per il vbac, lasciando Michela che ancora dormiva con la nonna. Provai a salutarla e a dirle che andavo perché Valentina aveva deciso di uscire dalla pancia di mamma, lei assonnata disse solo sì!  Il travaglio durò tutto il giorno. Tutto venne lasciato fare al mio corpo ma la dilatazione era lenta, in tante ore ero solo a due centimetri. Io e mio marito fummo lasciati soli parecchio e abbiamo vissuto una delle esperienze più intime della nostra vita. David è stato fantastico, mi ha fatto coraggio tutto il tempo, mi ha massaggiato la schiena per ore, mi ha fatto la doccia, mi ha imboccata, mi ha sussurrato parole dolci. Mai una volta ha dubitato di me e delle mie capacità e mi ha fatto sentire forte! Nonostante i dolori forti ed il travaglio lento, mai una volta ho pensato che non ce l’avrei fatta o che avrei preferito il cesareo. Ero consapevole di me e di ciò che la natura e Dio stavano compiendo in me. Alle otto di sera due angeli, Maurizio un ostetrico e la dottoressa Bacicalupi, si sono presentati da me e mio marito e ci hanno aiutato a far nascere nostra figlia Valentina (alle 22,10 del 16 agosto 2015). Sono stati meravigliosi, mi hanno incoraggiata, aiutata, spronata ed elogiata! David li ha aiutati in tutto e ha fatto nascere anche lui sua figlia! Valentina è uscita con 5 o 6 spinte e subito è stata poggiata sul mio petto, e lì è rimasta. La radio suonava “buon viaggio” di cesare cremonini e siamo rimasti così insieme tutti e 3 abbracciati. Dopo pochissimi minuti si è attaccata al seno e tutto è avvenuto con una bellissima semplicità. Abbiamo aspettato che il cordone finisse di pulsare e poi David lo ha tagliato.

Il post partum è stato poco doloroso, non ho avuto bisogno nemmeno di punti.

Quando ripenso alla nascita di Michela ancora piango e mi sento in colpa nei suoi confronti, penso che questa sensazione non mi passerà mai.

Ringrazio Ivana Arena per il suo libro “illuminante” e tutte le testimonianze di vbac che ho letto ed ascoltato che mi hanno aiutata ad intraprendere questo percorso.

Ringrazio il personale dell’ospedale cristo re, per tutto quello che ha fatto per noi e per la loro profonda umanità. Si vede la differenza quando si fa un lavoro per vocazione.

Una settimana fa con mia grande sorpresa ho scoperto di aspettare un bambino e spero proprio che anche questa volta riuscirò a partorire naturalmente.

La testimonianza di Gessica

Ciao Ivana….
ti racconto dei miei due parti….il primo è stato tre anni fa… sono stata ricoverata in ospedale per poco liquido; ero quasi a 38 settimane….dopo una settimana vengo dimessa dal’ ospedale con la raccomandazione che ogni due giorni devo fare monitoraggio ed ecografia. Un giorno durante l’ecografia mi sogno di chiedere alla ginecologa di turno quanto grande è il bambino, lei mi risponde “perché?” e io “beh ho il diabete gestazionale e ho paura che diventi troppo grande” al che lei mi dice “ quando ha fissato l’induzione?” e io “ induzione? Mica sapevo niente?” risposta “venga domani mattina a digiuno che la facciamo partorire” dopo una settimana sotto controllo in ospedale per controllare il liquido e pure il diabete perché mi misuravano 3 volte al giorno la glicemia, non si sono nemmeno preoccupati di chiedersi ma questa qui quando ha l’induzione? E poi perché a digiuno? Beh Francesco è nato il 3/10/13 nel giro di 2 ore tra contrazioni allucinanti estratto con ventosa poiché gli erano scesi i battiti e aveva il braccio appoggiato alla testa così vai di episiotomia…
La seconda gravidanza come la prima è stata tranquilla senza problemi fino a febbraio; entravo in 8mesi e ho forti dolori alla pancia e nausea; mi faccio accompagnare in ospedale e decidono di ricoverarmi per minaccia di parto pre-termine….al terzo giorno mi dimettono perché va tutto bene, poi comunque alla sera per tre giorni di fila ho le contrazioni ma non voglio andare in ospedale poiché penso siano quelle che mi prepareranno al parto. Una settimana dopo rientro in ospedale perché ho talmente male che credo che da lì a poco mi si sarebbero rotte le acque; ricoverata ancora per minaccia di parto pre-termine, ci rimango 6giorni e poi torno a casa. Tutto ok, ero sicura che non sarei arrivata alla DDP prevista per il 26/03/2016 e invece arriviamo alla 41esima settimana. Ho chiamato una amica naturopata che mi facesse la stimolazione poiché non volevo l ‘induzione e l’olio di ricino non aveva fatto effetto. Dopo 12 ore dalla stimolazione mi sveglio alle 8:00 del mattino con le contrazioni…tra me e me ho pensato, FINALMENTE! Erano molto sregolari, ogni 5 ogni 3..così decido di andare dalla suocera per pranzare lì e far dormire da lei Francesco.  Nel tragitto di 10km ho avuto solo una contrazione, così ho cominciato a stimolare i punti evidenziati dalla naturopata….verso le 13,30 arrivo in ospedale, dentro di me ho detto speriamo mi facciano cesareo perché il dolore che avevo avuto con il primo parto era stato pazzesco. Mi presento in ospedale faccio monitoraggio e visita, chiedo di quanto sono dilatata, ben 5cm….allorché ho pensato allora sarà una passeggiata questo parto, le contrazioni che avevo avuto non erano state dolorosissime, forse merito anche della tisana alle foglie di lampone e perché tutto era stato naturale, senza chimica. L’ ostetrica mi porta in camera e nel frattempo c’è il cambio turno, mi spoglio metto la camicia da notte, e aspetto. Poco dopo arrivano le 2 nuove ostetriche, andiamo a fare monitoraggio mi dicono, e mi portano in sala travaglio, chiedo la vasca ma mi viene detto “ ora che la riempio hai già partorito, e poi per quelle poche contrazioni che hai ti si blocca tutto!” mi mette il monitoraggio e le dico ma devo per forza tenerlo tutto il tempo? Risposta “certo a maggior ragione ora” poi aggiunge, facciamo ossitocina; io e il mio compagno le chiediamo il motivo? E lei “non vorrai rimanere qui tutto il giorno con il secondo figlio….” al che acconsentiamo, più che altro perché ci siamo affidati a loro che sicuramente più sapevano di noi..ah nel frattempo a questa ostetrica suona il cellulare e passa pure la donna delle pulizie con il carrettino….
Arrivano le contrazioni da spinta e comincio a spingere, mi metto accovacciata
e l’ostertica mi rompe il sacco…proviamo un sacco di posizioni perché la bimba non riesce a scendere, avanza ma quando finisce la contrazione torna indietro allorché dico “ma perché non nasce?” chiamano la ginecologa che entra con un ecografo, mi  visita e sia la ginecologa e l’ostetrica mettono le mani dentro e mi dicono la bimba guarda le stelle…non ha il mento attaccato allo sterno facciamo cesareo. Li mi sono sentita morire, non volevo ho chiesto la ventosa ma non sarebbe servito a nulla. Alle 16.42 nasce Bianca con taglio cesareo, 4620g per 53cm. Non la volevo nemmeno vedere perché mi aveva fatto fare un taglio cesareo, ma dopo essermi documentata, (sempre dopo, mai prima, perché le cose brutte capitano sempre agli altri e mai a noi) ho capito che non è stata colpa sua. Ogni volta penso: e se avessi fatto tutto il travaglio a casa e fossi andata in ospedale più tardi? E se avessi preparato un piano parto, e se avessi partorito a casa o in un altro ospedale? Tutte domande che ora non avranno mai una risposta. Forse è successo tutto questo perché magari per avere il mio parto “perfetto” dovrò attendere il terzo figlio….se mai ci sarà…..

ps: ritirata la cartella clinica non viene menzionato l’uso di ossitocina e nemmeno motivato la rottura del sacco.

Gessica Turato
Ospedale di Conegliano

Ancora VBAC!

La mia storia inizia con la mia prima figlia Noemi. Scopro di essere incinta ancor prima di avere il ritardo, il mio corpo mi lancia segnali che riesco a cogliere poi confermati dal test. Siamo tutti felici, inizia il bellissimo percorso della gravidanza, il corpo che cambia, la bimba che si fa sentire coi primi movimenti…tutto meraviglioso se non che al 5 mese Noemi decide di girarsi e mettersi podalica. Sono un po’ preoccupata, non voglio fare il cesareo, ma tutti mi dicono di stare tranquilla che c’è tempo e sicuramente si girerà di nuovo. Passano i mesi e la bimba rimane ben salda nella sua posizione. Aumenta la mia ansia, ormai siamo a 36 settimane non nutro molta speranza. Il ginecologo ci propone la manovra di rivolgimento manuale. Usciti dal suo studio io e il mio compagno ci guardiamo negli occhi e ci siamo detto tutto: no, non la faremo, ci sembra una forzatura che va contro natura. Se Noemi si è messa così ci sarà un motivo, la natura non fa le cose a caso. Comunque decido di tentare altre strade più soft, tipo l’agopuntura. Eseguo diverse sedute ma purtroppo non sortiscono l’effetto sperato. Sono impaurita, temo il cesareo è pur sempre un intervento chirurgico ed io essendo infermiera, ne conosco rischi e complicanze. Parlo con Noemi, la supplico di girarsi ma lei fa orecchie da mercante. Mi fissano la data x programmare il cesareo, ma per fortuna Noemi non vuol essere “programmata” e così il giorno prima a 38 settimane inizia il travaglio. Vado in ospedale, i dolori sono abbza intensi e ravvicinati, mi visitano ho iniziato la dilatazione la bimba è podalica e mi fanno il cesareo. Non ho un brutto ricordo, anzi in sala operatoria c’erano i miei colleghi e dottori “preferiti”, mi coccolano e mi rassicurano, mi sento protetta, me e Noemi. Certo la sensazione di sentirsi strappare qlcosa dentro quando fanno uscire la bimba è brutta, improvvisa e ti lascia vuota. Il pelle a pelle lo fa Andrea, mentre io sono sempre in sala a farmi ricucire. Il resto è un susseguirsi di amore, tenerezza e meraviglia nel veder crescere Noemi. Gennaio 2015: il nostro desiderio si è avverato sono di nuovo incinta! Anche questa volta me lo “sento” dentro, prima di avere il ritardo! Subito scatta in me un pensiero, anzi direi una convinzione: questa volta niente cesareo, farò un parto naturale. Eseguo i controlli di routine e vediamo che la bimba ( sì un’altra femminuccia!!!) è messa bene, in posizione cefalica. So che non si girerà, questa volta ce la farò a farla da sola. Un giorno x caso ( ma in realtà nulla nella vita è mai a caso!) al parco giochi vicino casa mia incontro un ostetrica che lavora in ospedale con me. Ha due bimbi, l’ultima di appena 3 mesi. Mi racconta del suo VBAC, di quanto è stata felice e soddisfatta di avercela fatta a partorire naturalmente. Torno a casa raggiante e incoraggiata…ce la posso fare! Inizia il corso di preparazione al parto, ne parlo con L ostetrica e anche lei è molto positiva ed entusiasta del VBAC. Trovo un ambiente sereno e accogliente, mi sento sostenuta nella mia decisione. Anche il mio ginecologo è favorevole, così il mio compagno Andrea si tranquillizza e inizia a crederci. Ad un mese dal termine della gravidanza comnicio a dubitare, ho paura di non farcela, temo il dolore, il travaglio e il non sapere cosa mi aspetta. Per fortuna leggo un libro illuminante “Dopo un cesareo” e da lì ho la svolta, nel senso che acquisto più fiducia in me in Nicol e nella vita. Di grande aiuto anche il sostegno epistolare con Ivana Arena l’autrice del libro che mi sprona ogni volta a crederci. Arriva martedì 6 ottobre èmattino presto forse le 4 iniziano le contrazioni, sembrano più forti, aspetto nel letto e intanto vanno ad aumentare di intensità e di durata. Alle 9 partiamo per l’ospedale e una volta arrivata mi fanno il monitoraggio per mezz’ora abbondante. I dolori sono diminuiti, sono meno intensi comunque mi trattengono x controllo. Passo così tutto il giorno e la nottata in ospedale con il monitoraggio attaccato x diverse volte e ogni volta i dolori ci sono ma non sono quelli “giusti”. Al mattino il responsabile mi visita e mi dice di tornare a casa non c’è dilatazione e i dolori sono scomparsi…ansia da ospedale??? Me ne torno a casa un po’ mesta ma contenta di rivedere la mia cucciola. Passa così il mercoledì senza grandi contrazioni, per arrivare alla sera con degli accenni un po’ intensi. Al mattino del giovedì sento le contrazioni più forti, aspetto intanto passa la mattinata tra faccende e mandare Noemi all’asilo. A pranzo ancora dolori, più forti ma ho fame mangio. Andrea mi dice di andare in ospedale, non voglio e se poi mi rimandano indietro? Metto a letto Noemi e mi butto anch’io a riposare…è una parola le contrazioni sono più intense e ravvicinate. Alle 6 vado a far pipì e vedo sangue rosato sulla carta igienica decido di partire ormai i dolori sono sempre più forti. Il viaggio in auto è un agonia mi ricordo poco sentivo troppo male con le vibrazioni della macchina. Arrivo in ospedale alle 19.30 si rompe il sacco amniotico e mi visitano: completamente dilatata di corsa in sala parto dove alle 21.10 nasce Nicol!!! Praticamente ho fatto il travaglio a casa mia, nel mio mondo con la mia famiglia e sono riuscita a partorire naturalmente senza episiotomia con il sostegno di Andrea che è sempre rimasto accanto a me. La vita mi ha dato una grande occasione di poter sperimentare la meravigliosa avventura del parto e di averlo fatto nel migliore dei modi in totale sintonia con Nicol. Adesso lei ha 6 mesi e sto felicemente continuando ad allattarla. Grazie Vita

Nada

Un Lotus in ospedale.

Riuscire a regalare a mio figlio Andrea una Nascita Lotus non è stato facile. Farlo poi in una struttura ospedaliera si è rivelato essere un’impresa molto ardua…

Lo capii quando, armata di una lettera in cui dichiaravo le mie intenzioni, mi presentai con il mio pancione di otto mesi al primario di ginecologia dell’ospedale dove pensavo di partorire. Fui accolta con garbo, ma dal suo sorriso un po’ sarcastico si intuiva che la risposta alla mia richiesta di non recidere il cordone e di poter tenere da subito il mio bambino in braccio, sarebbe stata negativa. Mi disse che non potevo impedire agli operatori che mi avrebbero assistito in sala parto di svolgere le proprie mansioni… e se ci fossero state delle complicazioni ? Come trasportare il neonato in rianimazione o fargli gli interventi necessari per salvargli la vita ? Dovevo assolutamente riformulare la lettera e mettere una clausola sull’eventuale emergenza oppure… partorire in casa ! L’unico modo per poterlo fare…

Me ne andai amareggiata, forse anche un po’ spaventata… Arrivata a casa rilessi la lettera : oltre al mio desiderio di avere una nascita secondo natura venivano citate importanti dichiarazioni dell’Oms, i diritti del cittadino sanciti dalla Costituzione Italiana e studi internazionali che deponevano a favore del non clampaggio del cordone ombelicale o del clampaggio ritardato… No, non volevo cambiare nulla di quello che avevo scritto… ci credevo fermamente. Perché non potevo chiedere il meglio per un evento così importante della mia vita e del mio futuro bambino ? E poi, perché pensare al peggio se fino a quel momento la gravidanza era andata a meraviglia ?

Decisi di ritornare alla carica con la coordinatrice ostetrica dell’ospedale. Le ostetriche sono più vicine alle donne, le capiscono, le sostengono, mi dicevo… Mi ripresentai dopo qualche giorno davanti la sala parto e chiesi di lei. Si fermò lì in corsia ad ascoltarmi. Fu molto gentile, ma dal suo sguardo sentivo che mi considerava una sprovveduta, in fondo che cosa ne potevo sapere io… Mi chiese se fossi primipara, per avere conferma delle sue convinzioni…  Mi assicurò che non avrebbero tagliato il cordone subito ma dopo un po’… Dopo quanto? chiesi. Dipende da caso a caso, mi rispose, ribadendo che avrebbero fatto tutto ciò che era a favore del bonding fra mamma e figlio, chiaramente dopo le dovute manovre della presa del peso, del lavaggio del neonato, etc. Le ribadii che volevo il mio bimbo accanto a me da subito e che il cordone rimanesse intatto. A quel punto mi consigliò di parlarne con il primario, non poteva decidere di andare contro i protocolli…

Ripresi la via di casa, ero preoccupata… Volevo ritornare subito dal primario ma non mi sembrava la mossa giusta… Mi venne un’idea : perché non far protocollare la mia lettera per ufficializzare la mia richiesta e darle così maggiore peso ? Devo dire che in questa impresa sia la mia ostetrica Ivana Arena che l’avvocato Alessandra Battisti mi sono state molto vicino dandomi coraggio e supportandomi quando non vedevo alcuna luce…

Passò qualche giorno e mi presentai in ospedale, questa volta in direzione sanitaria. Chiesi di parlare con il direttore. Anche lui fu gentile e disponibile, ma davanti alla mia richiesta rimase visibilmente attonito… questo tipo di richiesta gli era già stata rivolta anni prima in un altro ospedale e… non se ne parlava minimamente: la placenta in quanto rifiuto anatomico appartiene all’ospedale ed è sua competenza smaltirla… Lì per lì mi sembrò una provocazione bella e buona ! Capii però che quell’uomo oltre a essere un burocrate non aveva la minima idea di cosa stesse dicendo… La lettera fu poi protocollata e dopo mezz’ora che ero lì mi assicurò che avrebbe inoltrato la richiesta al primario a cui spettava l’ultima parola…  Uscii dall’ospedale un po’ scoraggiata, anche un po’ disgustata… mi prendevano tutti per matta e non sembravano esserci spiragli di luce… Mi chiedevo inoltre come il primario avrebbe preso questa comunicazione che gli piombava così, dall’alto… poteva essere un passo falso !  Non mi restava che avere pazienza…

Intanto la data del parto si avvicinava sempre più… Aspettai una settimana: ero risoluta a far valere i miei diritti ma temevo che poi durante il parto la paura irrazionale avrebbe potuto prendere il sopravvento, giocandomi brutti scherzi… Mi presentai nuovamente dal primario che quando mi vide mi fece accomodare. Ero pronta a dirgli che sarei ricorsa ad un avvocato se mi avesse detto di no. E invece, con mio stupore, forse perché mi vedeva così determinata, mi disse : ” Signora, se proprio la vuole fare questa cosa… allora venga almeno attrezzata !!… ”

E così fu : al  momento fatidico ero lì in sala parto con colapasta e insalatiera, pulite e lucidate, pronte ad accogliere la placenta ! Il primario aveva precedentemente trasmesso la mia lettera al personale e l’ostetrica che mi assistì ne era infatti a conoscenza. E nonostante il ginecologo di turno fosse contrario, lei era dalla mia parte : inaspettatamente spense le luci, rendendo la nascita di mio figlio più intima e raccolta. Poi, appena nato, Andrea mi fu dato in braccio e poco dopo nacque la placenta, bella, rossa, carnosa… Andrea si mise subito a succhiare dal mio seno. Tutto mi sembrava così giusto, così come doveva essere… Avevamo rispettato la natura e lei ci ripagava con amore… Mi colpì molto che la pediatra che doveva controllare mio figlio ci chiese il permesso di farlo, forse non aveva mai visto un neonato tutt’uno con la sua placenta ? Intorno al bimbo si era creato un alone di naturale rispetto.

Tutt’ora mi capita di sognare o di passare dall’ospedale dove ho partorito; penso che la nascita integrale di mio figlio rimarrà per sempre impressa nella mia memoria…

Vbac!

Questa è la mia storia, la storia del mio vbac. Questa è la storia della nascita di Alessandro.

Premetto che la mia primogenita è venuta al mondo con un taglio cesareo elettivo a trentotto settimane e due giorni per presentazione podalica. Quando la mia ginecologa di allora mi comunicò che avrei dovuto far nascere la mia bimba in sala operatoria mi assalirono diversi sentimenti: sconforto, rabbia, tristezza. Quando ancora immaginavo la mia gravidanza e successivamente, quando rimasi incinta, e i mesi a venire, con il pancione, sognavo il mio parto : un parto naturale.

Quando sarebbero partiti i dolori? Forse si sarebbero rotte le acque? E quanto sarebbe stato bello ed emozionante avere mio marito al mio fianco e goderci insieme la nascita della nostra bambina?

Ora il mio sogno era stato infranto ……o forse era giusto così, forse dovevo unicamente accettare la natura delle cose. Emma era sempre stata podalica e, probabilmente, anche se mi avessero fissato il cesareo alla trentanovesima settimana e dato così il tempo di finire le sedute dall’osteopata in cui confidavo, la mia bimba non si sarebbe mai girata.

Emma è nata Venerdì 14 Maggi 2010. Quella mattina aveva piovuto, poi grandinato……alle 11.20 in quella sala operatoria è improvvisamente spuntato il sole, il mio sole.

Ho potuto subito sentire il suo pianto, l’ho vista, tutta coperta di vernice caseosa.

E’ stata un’emozione immensa!

Avrei voluto baciarla…. ma la mascherina per l’ossigeno che mi avevano fatto indossare non me lo permise; avrei voluto stringerla a me ……ma le mie braccia non erano libere di muoversi; avrei voluto vivere quel momento unico ed irripetibile insieme a mio marito…. ma non gli fu permesso di entrare in sala operatoria.

Avrei voluto ….. ma andò così.

Emma era una bella bimba, pesava 3805 kg, era lunga 50 cm, strillava tantissimo e aveva un viso tondo e un colorito roseo. Fu subito AMORE.

Quelli che seguirono per me furono giorni difficili. La notte stessa incominciai ad avvertire dolori alla cicatrice, l’anestesia spinale aveva certamente svanito il suo effetto. La mattina seguente dopo una colazione fatta di qualche sorso di tè, iniziarono i primi brividi e malesseri….poi febbre alta…per tutto il giorno e tutta la notte. La tachipirina abbassava la febbre che puntualmente si ripresentava. I medici capirono che si trattava di un’infezione ma non sapendo bene da cosa dipendesse come prima cosa mi spostarono in un’altra stanza, isolata. Successivamente iniziarono a somministrarmi una copertura antibiotica totale e mi fecero analisi del sangue, lastre ai polmoni…sentivo che la febbre saliva e nessuno voleva dirmi a quanto l’avevo. A causa di tutti gli antibiotici, la cui somministrazione ripetuta mi porto’ tra l’altro due flebiti, mi tolsero la possibilità di allattare Emma.

Iniziai a tirarmi il latte e con perseveranza, insistenza e amore, una volta dimessa dall’ospedale riuscii ad allattare la mia bambina….fu una grande vittoria per me!

Emma è una bambina molto sveglia, non ha mai dormito molto, anzi è stata piuttosto dura ma si sa, l’amore che proviamo per i nostri figli ci fa dimenticare tutte le fatiche ed i sacrifici! Così, poco dopo che compì due anni, io e mio marito iniziammo a parlare di un secondo figlio. Non volevamo lasciarla sola e tre anni ci sembrarono la giusta differenza d’età, non sapendo poi con certezza quando sarei riuscita a rimanere di nuovo incinta.

All’inizio di Novembre 2012 rimasi incinta di Alessandro. Lo annunciammo alla mia famiglia il giorno di Natale…..fu molto emozionante.

La gravidanza procedette bene, nausee gravidiche per i primi mesi, come era già accaduto per Emma, un grande aumento di peso, come per la prima gravidanza, ritenzione e gonfiori. Avvertivo solo un po’ di fatica in più avendo una bimba di nemmeno tre anni e per giunta bella vivace a cui badare.

La ginecologa che scelsi per questa seconda gravidanza dopo la dodicesima settimana mi parlò della possibilità di provare a partorire naturalmente.

La notizia mi stupì perché fino ad allora non pensavo fosse possibile, in ospedale più di un medico, a domanda specifica, mi aveva risposto che avendo fatto un primo cesareo non avrei avuto alternative e che avrei dovuto sottopormi ad una seconda operazione.

Decisi all’istante che avrei provato ad avere il mio bambino naturalmente.

Inizia a documentarmi, internet, libri, consultai un’amica ostetrica…..era un pensiero ricorrente, direi un’idea fissa…..argomento di diverse cene….

I mesi passavano e durante una delle ultime visite ginecologiche la dottoressa mi parlò di possibili ostacoli al mio vbac come la data prevista del parto, il 4 Agosto, a causa delle ferie del personale ospedaliero, il fatto che non avrei potuto superare le 40 settimane di gestazione, che avrei dovuto tenere sotto maggior controllo il mio peso, che il parto non sarebbe dovuto avvenire di notte ecc.

Quando parlando con la mia amica ostetrica mi resi effettivamente conto che la struttura ospedaliera non era la più idonea  ed ancor di più che il personale non aveva esperienza di vbac, decisi di rivolgermi ad un altro ginecologo che lavora in un ospedale dove i vbac vengono sostenuti ed assistiti.

Dopo una visita ed un paio di colloqui decisi che avrei partorito in questa struttura e che il mio sogno avrebbe potuto realizzarsi.

Lunedì 5 Agosto 2013, a 40 settimane e 1 giorno iniziarono le prime contrazioni, deboli, iniziai a perdere del sangue, segno che il collo dell’utero si stava modificando. Dopo pranzo le contrazioni si fecero più forti, le avvertivo ad intervalli di 6,7 minuti. Su consiglio del nuovo ginecologo io e mio marito ci recammo in ospedale e alle 17 dello stesso giorno mi ricoverarono.

Il travaglio vero e proprio iniziò alle 8 del mattino seguente anche se durante tutta la notte non avevo chiuso occhio poiché non ero molto dilatata ma avvertivo le contrazioni dolorose e ogni 5 minuti circa. Quando fui di 4 cm mi fecero l’epidurale. Dopo un primo tentativo fallito finalmente l’anestesia cominciò a fare il suo effetto e mi sentivo benissimo perché i dolori sparirono. L’effetto non durò molto però perché dopo la fine della seconda dose l’ostetrica decise di farmi fare del tracciato senza epidurale e fu molto dura resistere. Resistere senza emettere un lamento, facendomi forza pensando che il mio bambino stava per nascere, che stavo soffrendo per qualcosa di meraviglioso che desideravo con tutta me stessa. Ci riuscii. Le successive dosi di anestesia non mi fecero alcun effetto se non quello di rallentare molto le contrazioni. Il nuovo anestesista aveva esagerato con la dose e all’improvviso mi assalì la paura di non farcela, di finire in sala operatoria per un cesareo d’urgenza. Ero terrorizzata all’idea. Alle 16 ero dilatata di circa 5 cm. La ginecologa che aveva appena iniziato il turno provò a smuovere la situazione rompendomi le acque.

Nel giro di dieci minuti ero a dilatazione completa!

Mi scese una lacrima di gioia e iniziai a ringraziare la dottoressa. Nemmeno il tempo di realizzare e dopo poco ero già a spingere…..un paio di spinte in piedi e poi le altre, seduta sul lettino, dove mi sentivo più a mio agio….i dottori e le ostetriche mi incoraggiavano e si complimentavano con me. Ad un tratto un’ostetrica mi chiese se volessi vedere la testina del mio bimbo e io non aspettavo altro ….quando la vidi pensai “ci siamo, ora tiro fuori tutta la forza che ho!”. Mi fanno episiotomia (mi domando ancora il motivo) e con un’ultima spinta, alle 17.59 nasce Alessandro. Io mi sento in un sogno. Guardo mio marito che in quelle 25 ore mi era stato sempre accanto, lo bacio, sono incredula, forse in estasi. Sono perdutamente innamorata del mio bambino. Posso dire “ce l’ho fatta”.  Aspetto con ansia che mi venga messo sulla pancia…..sento il suo odore, il suo calore …é bellissimo! Voglio subito attaccarlo al seno (ed ora lui non se ne stacca più!). Alessandro è sano, è lungo 51 cm e pesa kg 3,920.

L’esperienza più forte di tutta la mia vita.

Un’ora dopo Emma è venuta in sala parto a conoscere il suo fratellino. E’ stato un momento bellissimo ed emozionante.

Oggi Alessandro ha quasi 7 mesi, è un bambino vivace e non un gran dormiglione, proprio come la sorella.

Emma è il mio TC, Alessandro è il mio VBAC.

Queste due esperienze così grandi ed intense seppur nella loro diversità mi hanno offerto lo stesso preziosissimo dono : IMMENSO AMORE.

Laura

Il viaggio di Camilla

Una luce abbagliante, puntata sul viso sofferente, mi accecava gli occhi, amplificava il dolore, ormai insopportabile: la distrazione di un’ ostetrica svogliata, rendeva il mio  compito più difficile. Tre ore prima, mi ero presentata al blocco ostetrico, dichiarando le doglie di un parto che si presentava delicato, e con la voce piena d’orgoglio avevo comunicato di essere  una precesarizzata, due volte precesarizzata.

Termini tecnici, che ormai mi risultavano familiari: il viaggio di Camilla era il mio terzo parto. Conoscevo, quindi,  le esternazioni dei ginecologi, che visitandomi all’ inizio di un travaglio, con mia delusione, sentenziavano “Signora, è pervia al dito”. Sapevo, così, fin troppo bene, che trovarmi , con patimenti che facevano solo aspirare alla più pesante droga che potessero somministrarmi e con un utero aperto esclusivamente per il passaggio di un dito, non era sintomo di una nascita rapida! Nove mesi per accarezzare l’idea di un parto spontaneo, dopo due cesarei; avevo già polemizzato con un intero ospedale, preso da sola le informazioni che documentavano  il mio desidero possibile, non avrei buttato tutto all’aria perché il mio utero e Camilla, non avevano fretta. Ero scesa a compromessi con i sanitari:-A travaglio iniziato di corsa in ospedale e attaccata sempre al monitoraggio, nessun tipo di anestesia, nel tuo caso non si può.                                                                    Quello era il momento per far tacere le mie paure, la rabbia per non essere sostenuta, fin dal mio arrivo, quando un’ infermiera,  all’ingresso della sala parto, aveva urlato alle sue colleghe:- Ragazze, lei sarà il quarto cesareo della giornata!

Fai tacere le paure, la rabbia, aiuta la tua bambina ad intraprendere il suo primo viaggio, trovate insieme la via. Questi erano i miei pensieri, mentre la luce accecante, provava a far cedere il mio fisico stanco, provato da sofferenze, che ormai, non riuscivo più a localizzare. Tenuta legata al monitoraggio (ormai l’avevo promesso!), potevo muovermi in un metro quadro, sembravo una fiera che va su e giù nervosamente,  aspettando di consumare il suo pasto: io aspettavo mia figlia. La immaginavo compiere la sua impresa, sconvolta  davanti all’ imprevisto di una tale pressione, ma istintivamente pronta, a respirare la stessa aria di sua madre. L’istinto è ciò che lega due esseri umani, che hanno condiviso le stesse viscere; prima dell’ amore, si ha solo la certezza di scegliere la stessa strada. Il corpo si contorce, soffre, danza inconsapevole, per trovare il modo, la soluzione comune per un abbraccio infinito. Accucciata ai piedi di una branda ho rivissuto la mia nascita, ho sentito i lamenti di mia madre e di tutte le donne che prima di me si erano lasciate andare alle leggi primordiali della natura. Attimi infiniti, lasciavano, ogni tanto, spazio allo sconforto, ma poi riprendevo forza, la voglia di dimostrare a chi fa della maternità una malattia da curare, con farmaci, tagliando e cucendo pance, che io avrei accompagnato quell’ esserino tenace,  verso l’uscita, solo aspettando che fosse pronto. Questione di pazienza, il mio non era un capriccio, volevo riprendermi la calma, la vera funzione del mio essere e proprio nel momento in cui credi di non farcela e ti abbandoni, è lì che succede, la strada è aperta, tutto avviene…

Un liquido caldo mi bagnava le cosce, ora anche la parte più incredula di me aveva smesso di tormentare la ragione e si lasciava andare ad un estremo bisogno di spingere. Ricordo le facce meravigliate delle ostetriche,  la mia bambina era venuta alla vita e le aveva conquistate: Camilla appoggiata sulla mia pancia, faceva tenerezza.

Isabella

 

 Un nuovo cesareo ma molto diverso dal primo

Sono molto Serena e forte in questi giorni nonostante la ferita del secondo cesareo che da dolore. A parte questo, che e’ solo un dettaglio, questa volta ho vinto io. Non appena Cesare e’ stato messo al mio fianco sono nata due volte, come mamma di Costanza e come mamma di Cesare. Di fatto c’ e’ stato un altro taglio sulla mia pancia ma stavolta io ero una leonessa pronta a tutto, ovviamente tranne a correre inutili rischi per me e il mio bambino.
Il travaglio e’ stato lunghetto, ho iniziato ad avere delle contrazioni irregolari la sera del due (giorno in cui finivo il tempo e mi avevano prenotato il tc x la settimana successiva…guarda caso Cesare ha capito da solo cosa doveva fare!).
Dopo 5 ore a casa aspettando che si stabilizzassero le contrazioni e in contatto continuo con Giorgio, sono venuta in ospedale e mi hanno ricoverata. Fino al mattino nulla di nuovo…iniziavo a scoraggiarmi un po’ dopo 12 ore di non progressi… Verso le otto e mezza mi chiama mia madre per dirmi che nonna, dopo mesi di agonia, ci aveva appena lasciati. Tra il dolore e la confusione ho
capito che mio figlio non poteva non nascere QUEL giorno. Alla visita ostetrica mezz’ora dopo ero in pieno travaglio. Sono stati tutti molto cari con me anche per il fatto che avevo appena perso nonna. Tutti attenti a coccolarmi.
A breve sono arrivati mio marito e Giorgio e abbiamo iniziato le danze. E’ stata dura ma ce l’ ho fatta. Non mi sono mai preoccupata della possibilità che si rompesse l’ utero. Ero tutta concentrata a scacciare il dolore e accogliere mio figlio. La presenza di Carlo, mio marito, e’ stata bellissima. Ha fatto tutto ciò che mi serviva e che volevo senza mai chiedere se andava bene, era come se
mi leggesse nel pensiero… Pensa non ho mai urlato! Nelle sale travaglio vicine ne ho sentite di tutti i colori. Ho perso un po’ la testa dopo circa 11 ore perché non c’ erano più progressi. Ho parlato con Piscicelli a quel punto implorando il cesareo perché secondo lui prima della mattina successiva non avrei partorito. Altre 12 ore non erano sostenibili! Inoltre il bambino si era un po’ spostato e la posizione non lo avrebbe aiutato a scendere nonostante la dilatazione fosse ormai quasi completa.
Siamo andati in sala operatoria, senza urgenza Cesare. e’ nato in poco più di mezz’ora. 4.275 kg! E per come stava messo non sarebbe uscito. E’ stato fatto tutto il possibile e io x prima
non mi posso recriminare niente. Perciò anche se il finale e’ stato un po’ diverso da quello immaginato, e’ stato tutto perfetto e mi sono goduta questa magnifica esperienza di rinascita. E ora non vedo l’ ora di tornare a casa per iniziare la nuova vita in 4. Mi viene spesso da piangere in questi giorni per la commozione e la felicità e non riesco neanche a spiegarlo agli altri ma ci sarà tempo.
Grazie Ivana per avermi ascoltata per prima. Porterò la mia esperienza alle altre donne perché bisogna sapere che si può fare…se li si desidera.
“volli, sempre volli, fortissimamente volli”

Chiara

Uno splendido VBAC

Trovo solo ora il tempo di raccontare la mia bellissima esperienza , che spero possa dare coraggio a tante altre donne che vorrebbero provarci  ma hanno paura.
Nel maggio del 2009 nasce il mio primo cucciolo e nasce purtroppo con un cesareo d’emergenza perche’ in fase espulsiva si e’ staccata la placenta, lasciando il mio tesoro senza ossigeno. Non avevo vissuto bene il travaglio, avevo in mente solo di arrivare ai benedetti 5 cm che mi avrebbero permesso di fare l’epidurale…ci sono volute molte ore per arrivarci….e una volta fatta l’epidurale….tutto e’ degenerato…..sia perche’ in realta’ aveva solo ridotto un pochino il dolore e non lo aveva certo eliminato…sia perche’ me l’hanno dovuta fare due volte perche’ il tubicinosi era spostato….insomma..una brutta esperienza!!!!poi la necessita’ di operarmi..e la nascita di Gabriele, il mio bimbo meraviglioso, cosi’, a due passi dalla meta!….che delusione……ero certo felicissima che fosse nato sano e salvo ( anche se con apgar 5, segno di sofferenza ) e potevo stringerlo a me…..ma accipicchia, mancava poco alla sua nascita naturale!per fortuna con l’allattamento abbiamo avuto modo di recuperare….partito subito, senza problemi..e anche il post operatorio, senza il minimo problema…ma avevo sempre una sensazione di…incompletezza,mancata conclusione…non sapreidefinirla meglio.
Al compimento dei due anni di Gabriele decidiamo di cercare un fratellino/sorellina….e dopo qualche mese…ecco finalmente il test positivo….che gioia…e che paura!!!!!!fin da subito sono stata assalita dai dubbi su come sarebbe stata la nascita du questa nuova vita….tentare il vbac?scegliere un nuovo tc?stava a noi la scelta….io sono molto razionale….non nego di essermi letta un bel po’ di statistiche prima di scegliere….diciamo che la ragione mi ha portato a tentarci….e poi la natura ha fatto il resto!
Arrivo alla 35 settimana e la ginecologa mi riscontra una dilatazione di 3 cm….cosi’ , senza essermene accorta…direi che si parte bene…..mi dice che difficilmente sarei arrivata al termine…e infatti ha avuto ragione….a 38+2 , dopo che me ne sono andata in giro tutta la mattina, partono delle leggere contrazioni….sopportabilissime…ma ogni 3 minuti…era un po’ la mia paura…an he per Gabriele erano state fin da subito ravvicinate…e non mi lasciavano il tempo di riprendermi tra ujna e l’altra…..non volevo che si ripetesse…invece, a quanto pareva…stava succedendo di nuovo….ma queste pero’ erano un po’ diverse…piu’ basse, mi dava l’impressione che fossero piu’ di schiena….chissa’ magari erano piu’ efficaci!aspetto un paio d’ore, poi verso le 15 chiamo mio marito e gli dico di tornare a casa che dovevamo fare un giretto all’ospedale…avevo il timore che mi rimandassero a casa perche’ lo sentivo che non erano le contrazioni giuste….ma la paura della rottura di cicatrice aleggiava …e allora alle 17 andiamo in ospedale. Dopo visita e tracciatomi ricoverano, ero di 4 cm…qualcosa ste strane contrazioni facevano, allora!!!fino alle 22 restiamo in reparto, camminiamo lungo i corridoi, voglio essere molto piu’ attiva stavolta di come lo ero stata la prima…cammino, chiacchiero con la mia vicina di letto…mi sembra di andar meglio, prendo fiducia. Alle 22 sono di 7 cm e non sto soffrendo terribilmente…mi portano in sala parto. Le contrazioni fino a mezzanotte sono sopportabili, dolorose ma e’ fattibile…poi ho un Paio d’ore davvero tostissime….alle 2 del mattino sono di 9 cm…e sembro essermi bloccata li…alloral’ostetrica decide, con il consenso della ginecologa, di rompermi le acque che ancora non si erano rotte…..e automaticamente sento una necessita’ incontenibile di spingere…mai sentita una sensazione cosi forte, cosi istintiva, cosi assolutamente assoluta.  Per un minuto l’ostetrica mi dice di non spingere!
….e’ la cosa piu’ difficile che mi sia capitata di fare…come potevo non spingere??????poi raggiungo quel cm che mi mancava…e posso iniziare a spingere, che sollievo!…quella che maggiormente mi spaventava si e’ rivelata, per me, la parte piu’ facile….il temuto periodo espulsivo….e’ durato solo 5 o 6 contrazioni, riuscivo a spingere 3 volte per contrazione…..e la cosa bella e’ che sentivo il mio bimbo che stava per arrivare ..sentivo pochissimo dolore, solo un po’ di bruciore quando mi sono lacerata, e mi sentivo forte, fortissima…a quel punto ero sicura che sarebbe arrivato e ce l’avevamo fatta!la cosa buffa e’ che per questa fase ho scelto la posizione a carponi…l’ultima che mi sarei immaginata di assumere, quando visualizzavo il mio parto!
In poco piu’ di mezz’ora Davide e’ nato…..me l’hanno subito appoggiato addosso, ci siamo guardati…ed e’ stato amore assoluto da subito…io e il mio cucciolo eravamo stati un grande team!
La vecchia cicatrice …rimaneva ancora vecchia, non si era rinnovata….ma anzi….forse un pochino ridotta…..sicuramente ai miei occhi e’ cosi’!!!
A chi si trova a dover prendere una decisione dico: scegliete l’ospedale piu’ adatto….e’ l’unica cosa che conta….io mi sono trovata bene…perche’ mi hanno trattato come una qualsiasi partoriente, nessuna preoccupazione, nessun timore….solo l’esperienza di fare cose di questo tipo..normalmente!
E a chi e’ razionale come me dico: le statistiche parlano chiaro…il naturale e’ piu’ sicuro di un secondo cesareo..che e’ sempre e comunque un’operazione, con tutti i rischi connessi.

 

Ancora VBAC!

 Ero sotto la luce della sala operatoria quando ho deciso che il prossimo figlio lo avrei partorito IO.

Il cesareo è stato per me un evento veramente traumatico, dove la nascita di mio figlio purtroppo è stata annebbiata dal dolore della sconfitta, di non avercela fatta, di non essere stata in grado di mettere alla luce il mio primo cucciolotto. La paura di aver perso l’ esperienza più forte e bella della vita di una donna mi ha tormentata a lungo dopo la nascita di Leonardo. Quanto mi innervosivano le persone intorno a me che non facevano altro che ripetere che l’importante era che il piccolo stava bene, come se io avessi voluto che non fosse così; ma che si aspettavano che avrei preferito la tragedia? Possibile che non riuscivano a vedere il dolore che mi abbracciava e lacerava dentro? Non vedevano quanto non mi sentissi mamma, donna….e quanto mi sentissi in colpa di non farmi bastare la salute di mio figlio per stare bene? Dario, il mio compagno ha sofferto con me, lui si che mi ha capita dal primo giorno, perché come me ha vissuto quella delusione, ha sentito quella mancanza…. Dio quanto volevamo vivercelo questo parto…

C’è voluto del tempo per uscire da quella situazione…il fondo l’ho toccato, c’ho vissuto e scavato dentro, poi pian piano sono risalita, con la mano del mio piccolo Leonardo e Dario.

Sono passati quasi 3 anni e la voglia di un altro figlio comincia ad affiorare! La cicogna non si fa attendere molto e a ottobre 2011 rimango incinta! Ci siamo, inizia la nostra avventura! Tutti questi anni di preparazione daranno i loro frutti? Ci siamo letti di tutto sul VBAC, siamo su tutti i siti, forum e gruppi on-line possibili…insomma siamo pronti: maniche tirate su e pugni chiusi, questa volta non ci ferma nessuno!

La voglia di vivere quest’esperienza il più naturale possibile è forte e ad aiutarmi in questo ho il mio angelo custode, la mia amica, confidente, spalla su cui appoggiarmi, la mamma che non ho vicina … insomma la mia meravigliosa ostetrica, che mi accompagnerà dall’inizio alla fine di questo straordinario percorso, anzi che ci accompagnerà,  a me, Dario, Leonardo (che come fratellone maggiore già si sente le responsabilità del caso addosso!) e la piccola Chiara in arrivo! E si dopo un maschietto meraviglioso, ad arrivare è una femminuccia, e la vita si tinge di rosa!

Le settimane volano, Dio come corre il tempo, a volte mi sembra di non dare neanche le giuste attenzioni alla piccolina, ma dicono tutti che la seconda gravidanza è così, che impegni lavorativi, la casa da gestire, il primo figlio e tutto il resto ti sovrasta e arrivi a nove mesi senza neanche rendertene conto….. e no io non ci sto!

Al sesto mese decido di smettere di lavorare, non è una decisione facile, per me smettere significa essere disoccupata, come la stragrande maggioranza degli italiani dei nostri giorni, ho un contratto di collaborazione, quindi a stare a casa non mi paga nessuno! Noi eravamo comunque pronti a questo, i sacrifici non ci spaventano e poi la causa è più che giusta!

Stare a casa mi fa veramente bene, da li cambia tutto! La connessione con la mia cucciolotta finalmente si attiva, siamo due anime in un unico corpo che si scambiano amore continuo! La consapevolezza e la preparazione di questa gravidanza mi danno già gran parte di quello che mi è mancato la volta scorsa… adesso mi sento veramente di dire che comunque andrà noi abbiamo già vinto!

Arrivata a 32 settimane fisso l’appuntamento con il Primario dell’ospedale della mia città, ovviamente sicura del fatto che di VBAC qui se ne fanno e che loro sono favorevoli. In realtà mi aspetta una doccia fredda, perché nel loro protocollo interno “l’iperpiressia post operatoria del TC precedente  è una controindicazione al travaglio di prova”(l’iperpiressia è la febbre dopo l’intervento).  Mi cade il mondo addosso…e adesso che faccio? L’idea di dover cercare un’altra struttura mi spaventa, ho l’ospedale dietro casa e mi infastidisce di dovermi fare dei km che potevo risparmiarmi. Mi passo un pomeriggio a piangere e demoralizzarmi, a pensare che tutto rema contro di me e la paura di non farcela anche questa volta torna a fare capolino… Tempo dietro avevo però preso contatti con un ostetrico che lavora in un ospedale di Roma e quello stesso pomeriggio decido di chiamarlo. Lui mi tranquillizza subito dicendomi che da loro non esiste l’iperpiressia post intervento come controindicazione e che per il VBAC hanno un loro protocollo interno molto dettagliato; di VBAC ne fanno tantissimi e la percentuale di successo è sopra all’80%…  Io e Dario ci guardiamo negli occhi, lui mi asciuga le ultime lacrime e mi dice di girare pagina, la nostra destinazione cambia e fare un’ora o poco più di macchina non sarà un impedimento a realizzare il nostro sogno!

Le cose tornano al loro posto e io posso continuare  a concentrarmi su di me e sulla mia bimba… Le ultime settimane di gravidanza sono le più belle che abbia mai vissuto… bagni al lago rinfrescanti per combattere il grande caldo, tutti insieme nel lettone a coccolarci e sentire la piccola Chiara come si muove nel pancione, esercizi di respirazione e canto carnatico sul tappeto del salone (credo che i vicini ancora si domandino cosa stessi facendo!)

In questo clima di pace e beatitudine arriviamo a venerdì 6 luglio… E’ sera e inizio ad avvertire delle contrazioni, sono molto irregolari e poco dolorose, ma ci sono e io sono troppo felice! Il mio corpo si sta preparando, non mi sembra vero, allora anche io sono capace di avere contrazioni! Così passiamo tutta la notte tra venerdì e sabato e continuano per tutta la mattina; chiamo l’ostetrica che dopo pranzo viene a visitarmi “collo morbido, pervio al dito, meno di 2 cm di dilatazione e la testina ancora molto alta”. Penso allora qualcosa si sta muovendo veramente e il momento tanto atteso si avvicina! Che emozione!                  L’ ostetrica mi dice di monitorare le contrazioni e di sentirci la sera; quando ci sentiamo verso le 22:30 la situazione è sempre la stessa, mi preparo ad un’altra notte insonne! Verso le 23:30 circa le contrazioni cambiano un pochino nell’intensità, ma sono sempre distanti, con la differenza però che sento un dolore diverso e costante all’interno della vagina, in contemporanea ai continui e forti movimenti della piccola. Decidiamo di richiamare A., mi dice che è il caso di visitarmi e andiamo a casa sua (sono io ad insistere per andare da lei, perché non voglio farle fare un viaggio a vuoto, se la situazione non fosse cambiata); la situazione è la stessa del pomeriggio, ma ormai visto che è notte fonda e le cose stanno comunque procedendo lei decide di venire a casa con noi per stare vicino a me! E’ stata un’esperienza bellissima! La notte passa, tra una contrazione e l’altra e la mattina A. mi propone un bel bagno caldo. Una parte del sogno si realizza, quanto mi era mancata l’esperienza del bagno caldo durante le contrazioni….poi nell’intimità di casa mia, con A. che mi massaggia con olio di mandorle….meraviglioso! Da li la situazione cambia un pochino, le contrazioni diventano più dolorose e vicine tra loro; faccio fatica a trovare la posizione giusta, mi aggrappo al collo di Dario che mi sorregge mentre canto di dolore. Arriva il tardo pomeriggio e facciamo un altro bagno caldo; ancora una volta il calore dell’acqua che mi avvolge mi dona una sensazione di benessere unica, anche se le contrazioni sono  sempre più forti! Siamo arrivati alle 21:00 di domenica 8 luglio e A. visitandomi dice che siamo a 3 centimetri di dilatazione, il travaglio è iniziato e  forse è il caso di avviarci in ospedale, vista la strada da fare. Io mi fido ciecamente di lei e sento che è il momento di andare anche se la paura dell’ospedale mi sale subito e scoppio in un pianto libero!

Il viaggio mi spaventa un pochino, invece va tutto benissimo; tra una contrazione e l’altra, cullata dalla macchina, riesco anche a riposare. Arriviamo in pronto soccorso, mi fanno tutti i controlli del caso: monitoraggio (che non è proprio piacevole, seduta sul lettino con le contrazioni) elettrocardiogramma, prelievo e dopo un’oretta circa mi portano in sala travaglio. Sono le 00:00 del 9 luglio ci siamo, il momento è arrivato; sento una donna urlare dalla stanza vicino, mi dicono che è un altro VBAC e invece di essere felice, inizio ad avere paura, paura di non farcela, di non essere all’altezza, di fallire di nuovo… Chiedo di far entrare il mio compagno e la mia ostetrica; per Dario non c’è problema, invece A.  la dott.ssa di turno decide di non farla entrare e questa è l’unica cosa di cui sono veramente dispiaciuta…

Mi attaccano il monitoraggio e mi visitano; la dilatazione è sempre sui 3 cm e per loro la strada è ancora molto lunga; la piccola invece dal monitoraggio risulta tachicardica e penso che si sia agitata come me, le dico di calmarsi che soltanto insieme ce la possiamo fare; il monitoraggio purtroppo mi accompagnerà per tutto il travaglio.

Le contrazioni proseguono, ma sono molto più forti e intense di prima, adesso si che fa veramente male! Qualche contrazione così e poi sento del liquido caldo tra le gambe, il sacco è rotto e da li cambia tutto… Improvvisamente vengo totalmente travolta da un dolore fortissimo e costante, non passa, non c’è pausa, fa troppo male, troppo… Comincio ad urlare, le contrazioni arrivano e il dolore arriva alle stelle, ma passata la contrazione il dolore è ancora li, non passa, diminuisce leggermente ma c’è e io penso di non farcela.  Mi ritrovo circondata da due dottoresse e due ostetriche; sono li per me, per valutare la situazione…mi chiedono di precisare dove fosse questo dolore…per un attimo ho paura che ci sia qualcosa che non va. Urlo e chiedo aiuto, voglio solo una pausa, vi prego datemi una pausa! Dario mi prende la faccia tra le mani e mi ripete che ce la posso fare, che abbiamo lottato tanto per arrivare lì e che quello è il momento di non mollare…ma il dolore ti denuda da ogni inibizione, ti mette a confronto con la parte più debole dell’anima, ti senti una creatura fragile, che sta per rompersi da un momento all’altro. Ormai la mia mente è del tutto offuscata e non credo all’ostetrica che mi dice che tutto sta andando bene, che sono bravissima e visitandomi che sono già a più di 5 cm, dopo meno di un’ora. Come si suol dire, ormai sono partita per la tangenziale, non faccio altro che urlare e chiedere aiuto.  A quel punto vista l’intensità delle contrazioni mi fanno lo spasmex (se non mi ricordo male) sia in endovena che in flebo per cercare di darmi un pochino di sollievo e regalarmi qualche momento di pausa, ma io non ne sento granchè beneficio. Il dolore non si placa, anzi è sempre più forte e qui tocco il fondo e chiedo quello che non avrei mai pensato di chiedere “Voglio il cesareo, fatemi il cesareo, non potete farmi soffrire così….strappate il consenso perché non consento più, voglio il cesareo!” Adesso a ripensare a quella scena mi viene da ridere, con Dario che guardava le ostetriche e le dottoresse e diceva di non darmi retta, che non sapevo quello che dicevo! Questa parte l’avevamo preparata bene: non sapendo come avrei reagito al dolore, con il mio compagno  avevamo pattuito che lui avrebbe fatto le mie veci in caso di delirio e che non mi avrebbe mai appoggiato se avessi dato di matto!  Di certo tutto questo sa di comico, ma credo che per lui non sarà stato facile vedermi soffrire così tanto e mantenere comunque uno stato di ottima lucidità…è stato unico, bravissimo, fondamentale….

Sono le 03:00 circa, l’ostetrica mi visita e mi dice che ci siamo, sono a dilatazione completa…non ci posso credere! Finalmente tra una contrazione e l’altra torna la pausa e io mi rilasso talmente tanto che dormo, come in uno stato di trance… Mi dicono di assecondare se sento di dover spingere, ma penso di non avere le forze per farlo, mi sento distrutta…ma ecco che arriva la contrazione e con essa tutta la forza animalesca che è in me, mi sento una leonessa nella spinta, tocco con mano la parte del mammifero che è in me e spingo con tutta me stessa. La piccola Chiara sta per arrivare, andiamo in sala parto, ci siamo, sono le ultime spinte, finalmente dopo una spinta e un gran bruciore sento che esce la testa e con un’altra ce l’ho sul mio petto, calda e meravigliosamente profumosa! Sono le 03:42 del 9 luglio 2012 e io, Chiara e Dario ce l’abbiamo fatta! Dio è un sensazione pazzesca, la mia piccola è tra le mie braccia, ce l’abbiamo fatta, non ci credo, mi sento stordita; Dario piange di gioia vicino a me, chiedo di aspettare a tagliare il cordone e l’ostetrica mi asseconda… dopo qualche minuto, che sembra un’eternità,  il super emozionato papi alla seconda  taglia il cordone e la mia piccola viene presa per i controlli di routine…

Dopo pochi minuti è di nuovo con me, l’attacco al seno e passiamo quasi due ore insieme, dove lei ciuccia beata e io mi inebrio di tutto l’amore di quel momento meraviglioso!

Che dire,tutto ha ripreso il suo equilibrio… il dolore si dimentica? No, non credo, penso che si trasformi con il tempo, ma non si dimentica. Il dolore c’è e fa parte anch’esso di quella magia… Sono così orgogliosa di me, di Dario, come non lo sono mai stata…avevamo un sogno e abbiamo fatto di tutto per raggiungerlo e realizzarlo e oggi poter dire CE L’ABBIAMO FATTA!

Il cesareo non l’ho dimenticato…la ferita c’è e ci sarà sempre, ma oggi posso dire che fa molto meno male!

Cosa rispondo a chi mi chiede come è andata? Che non è stato di sicuro una passeggiata, ma che lo rifarei anche subito! E chi non ha mai creduto in me, che soddisfazione non farli godere di una nostra sconfitta, ma sventolargli in faccia la nostra vittoria!

Dietro al VBAC c’è tanto terrorismo psicologico assolutamente ingiustificato, ma sono fermamente convinta che la volontà e l’istinto di una donna non badino a protocolli, barriere e paure ingiustificate….donne credete in voi stesse, nella vostra forza e nel vostro istinto e circondatevi di persone che credono in voi…questi sono gli ingredienti delle nostre vittorie!

GRAZIE  Grazie alla mia piccola cucciola che ha saputo darmi tutta la forza che mi serviva e che mi ha regalato questa esperienza meravigliosa…

Grazie alla mia ostetrica che mi ha accompagnata nel mio viaggio, anche se purtroppo è dovuta scendere una fermata prima dell’arrivo…

Grazie a tutte le donne “virtuali” con le quali ho condiviso gioie e dolori, ansie e paure e che mi hanno sempre sostenuta…

Grazie a Ivana Arena e al suo libro “Dopo un cesareo” che ho letto e riletto nel mio percorso per ricaricarmi di fiducia…

Grazie anche a chi non ha creduto in noi, che ha cercato di spaventarci e ha criticato le nostre scelte, perché in realtà non ha fatto altro che aumentare la nostra determinazione!

Soprattutto grazie al mio compagno, amico, sostenitore che non mi ha mai abbandonata, che mi ha presa per mano e sorretta ogni volta che ho rischiato di cadere e che silenziosamente ha partecipato per filo e per segno nella stesura di questo racconto!

Tamara, Dario, Leonardo e Chiara

 Vbac!

La mia favola inizia con un dolore a causa di un parto cesareo per me ingiusto e da me subito, che mi provò profondamente nel corpo e nell’anima.

Mi sono sempre colpevolizzata di quel cesareo perchè sono sicura avrei potuto evitarlo se non mi fossi fatta prendere dal panico precipitandomi in ospedale quando la dilatazione era appena appena iniziata….da quel maledetto ricovero, troppo prematuro iniziarono, nei miei confronti, eccessivi controlli e interventi medici di ogni natura: troppe visite, troppi inutili e superflui monitoraggi, battutine gratuite che non facevano altro che umiliarmi tipo: “Signora lei è ancora qui?” Mi provocarono la rottura del sacco a soli 4cm., e dopo provarono a stimolarmi con l’ossitocina, la prostaglandine ma nulla, il mio organismo non rispondeva più, il  travaglio si era irreparabilmente bloccato e da lì purtroppo il taglio cesareo!

Nei mesi successivi alla nascita di mia figlia, appresi con gioia infinita che esistono alcuni ospedali dove viene praticato il VBAC e così decisi di fare un sopralluogo presso l’ ”Ospedale Amico Del Bambino Belcolle” di Viterbo dove 26mesi dopo ho dato alla luce il mio secondogenito con un parto naturale.

Ebbene….la mia favola inizia da qui……oserei dire la mia seconda vita quella che mi ha guarita, che mi ha restituito la dignità di madre e di donna e che mi ha fatto provare una tale “onnipotenza femminile” da pensare che nulla nella vita mi potrà mai più abbattere nè fisicamente nè psicologicamente!

Ero giunta alla 40+1 e stavo benissimo come pure tutta la mia gravidanza era stata serena e piena di buon umore. Con mio marito andammo al 18°compleanno di nostra nipote in un bellissimo agriturismo dove pranzammo in maniera divina…io decisi di non badare più ai sacrifici di gola e di dare libero sfogo a tutto il mio appetito. La sera alle 21.30 addormentai come consueto la mia piccolina e dopo andai a dormire anch’io. Mi svegliai verso le 00.30 con un forte bisogno di svuotare l’intestino….. a seguire mi sentii subito meglio e tornai a dormire.

Ma dopo un’ora dovetti rialzarmi….stà volta avevo una sensazione sgradevole di stomaco, come se avessi digerito male….sapevo che il tempo era scaduto ma sinceramente non addebitavo quel malessere ad un preludio di parto, piuttosto alla grande abbuffata del giorno prima

Cominciai a camminare per la casa con questo senso di disagio addosso, finchè arrivò la prima fitta…la sensazione che nitidamente provavo, e che durò circa un’ora, era come se all’interno della vagina si aprisse di scatto un ombrellino, erano dunque fitte brevissime ma intense, fitte per me nuove che non avevo mai provato durante il travaglio del mio primo parto!

Intorno alle 02.30 cominciarono ad arrivare inesorabili le prime contrazioni quelle che sta’ volta invece riconoscevo bene e che mi fecero capire che il momento tanto atteso era arrivato! Ero felice che finalmente avrei potuto abbracciare il mio bambino e non ero spaventata per niente…..a differenza del primo parto, ero molto più consapevole di me e riuscivo a controllare ed a domare il dolore con la giusta respirazione appresa al corso di nuoto per gestanti….tuttavia stringevo tra i denti le lenzuola perchè non volevo, con i miei lamenti, svegliare la bambina che placida dormiva nella sua cameretta. Questa mancanza di libertà ci fece decidere di chiamare subito i nonni….Ricordo che una volta partiti, ad ogni contrazione vocalizzavo talmente forte da creare rimbombo dentro la macchina.

Alle 05.00 eravamo in ospedale, mi accolsero 5 ostetriche ognuna delle quali svolgeva un compito: dalla trascrizione dei miei dati personali, alla revisione della cartella clinica del cesareo, un’altra controllava tutte le analisi, l’altra le ecografie ed infine la quinta mi visitava…..rimasi un pò delusa quando mi dissero che ero dilatata di soli 2cm…non volevo certo fare il bis del precedente parto!

Trascorsi la mia prima ora in ospedale con un’ostetrica la quale mi disse che lei stessa 10 anni prima aveva fatto un parto spontaneo dopo un cesareo a distanza di 18mesi…io mi misi a piangere e le dissi: “Andrà bene anche a me?” e lei rispose: “ CERTO CHE ANDRA’ BENE!…. Bhè io sono sicura che quelle poche parole furono talmente rassicuranti e calmanti per me che permisero al mio travaglio di trascorrere fluido e senza intoppi!

Alle 6 arrivò il cambio con un’altra ostetrica e se la precedente era stata brava, la successiva fu veramente il mio angelo custode tanto da rimanere tutt’oggi legate da una bella amicizia.

Trascorrevano i quarti d’ora e le contrazioni si facevano sempre più impegnative perchè erano intense, frequenti e molto molto forti su tutta la cintura del tronco della durata anche di 30sec. Durante ogni contrazione avevo conati di vomito e sentivo terribili trafitte e bruciori ai reni,…anche quest’ultima sensazione per me era nuova!

L’ostetrica e mio marito mi massaggiavano con vigore il basso schiena e tra una contrazione e l’altra riuscivo anche a dormire e mi riposavo così intensamente da riprendermi in pieno per affrontare la successiva contrazione che mi travolgeva ogni volta un po’ di più…..In sala parto nonostante il monitoraggio attaccato, fui libera di scegliere le posizioni che mi facevano stare meglio….mi dettero anche la palla sulla quale ancheggiavo nei due sensi ‘orario ed antiorario’, mi misi carponi, sdraiata sui fianchi, in piedi, appoggiata al lettino…e valutando che il mio utero reggeva bene le sollecitazioni, ogni tanto l’ostetrica staccava la cinta del monitoraggio per farmi sentire più libera e per farmi fare la pipì quando ne avvertivo lo stimolo, così da creare più spazio possibile al mio bambino che si impegnava insieme a me per nascere!

La mia dilatazione sembrava una tabella matematica, ogni ora prendevo un centimentro.  Arrivata ad 8 cm. l’ostetrica, dopo continue applicazioni di pezze calde sulla vagina, propose di rompere il sacco con un bastoncino di legno per accelerare un po’ la dilatazione….accettai ed infatti di lì a poco arrivai alla totalità di 10cm., ricordo gli accenni di premito che involontariamente respingevo e che invece, mi diceva l’ostetrica correggendomi, dovevo accogliere senza paura lasciandomi guidare….le mie gambe erano provatissime, tremavano ed ero piena di dolore soprattutto dietro all’altezza dell’osso sacro, sentivo caldo, sudavo, i capelli appiccicati ….chiesi di mettermi nella posizione semi-supina sul lettino ginecologico…alle spalle mio marito che mi sorreggeva, le mie mani stringevano i maniglioni: “Alla prossima contrazione non aver paura – disse l’ ostetrica  – ascolta il tuo bambino e spingi con tutta la forza che hai…. dai che vedo la sua testolina e non vedo l’ora di appoggiarti tuo figlio addosso”……e così fu, alle 13.03 arrivò una contrazione lunghissima dove ripresi velocemente fiato 3 volte, mento basso, urlo feroce e il mio bambino scivolò fuori, durante l’avanzamento avvertii dei pizzicotti che, dopo mi fu spiegato, era la percezione delle lacerazioni ricucite poi con tre punti di sutura.

Mi commuovo ogni volta che ne parlo, anche a distanza di tempo, perchè è stata l’emozione più incredibile e bella del mondo, soprattutto quella dell’incontro tra i suoi occhi con i miei e del contatto del suo corpino caldo e soffice addosso al mio…..del suo pianto dolce e delicato che ha riempito subito di gioia i nostri cuori.

Terminata di pulsare la placenta, mio marito tagliò il cordone ombelicale separandolo da me….iniziava da lì la nostra futura vita insieme!

Ringrazio Dio per avermi dato questa possibilità e ringrazio chi mi è stato sempre vicino, incoraggiandomi ad affrontare fino in fondo l’avventura più bella della vita….. GRAZIE ANCHE A TE IVANA, grazie di cuore!!

Esperienze diverse

Era l’aprile del 2008 quando io e mio marito decidiamo di avere un figlio. “Quando viene, viene” ci siamo detti. E infatti a maggio scopro di essere incinta con mio infinito stupore ma ad otto settimane ho un aborto spontaneo per il quale ci ho messo mesi e mesi a riprendermi e che mi ha segnato tantissimo.
A gennaio scopro di essere nuovamente incinta non sto più nella pelle dalla felicità. La gravidanza procede benissimo riesco a fare il mio lavoro da casa e cerco di godermi questi mesi il più possibile facendo anche delle attività in acqua in preparazione dell’evento visto che mi hanno detto che questo aiutava il parto.
Mi affido ad un bravo ginecologo della mia città, tutti ne parlavano benissimo solo che purtroppo dove lavora lui in ospedale non hanno il reparto di ginecologia e quindi avrei dovuto scegliere una struttura dove partorire Leonardo. “Tanto è facile che ti fanno il cesareo dal momento che sei in sovrappeso” io lì per lì rimasi perplessa ma avendo sofferto moltissimo per l’aborto mi son detta “Basta che nasca e stia bene”
Il 15 settembre perdo il tappo mucoso. Avendo dpp il 26 chiamo il mio ginecologo che mi dice che è tutto normale e di stare tranquilla dal momento che avevo fatto il monitoraggio 2 giorni prima e tutto andava bene.
A mezzanotte del 17 mi alzo per andare al bagno e mi si rompono le acque. Avviso il mio compagno e decido di farmi una doccia accorgendomi di avere subito contrazioni regolari anche se sopportabilissime ogni 2 minuti quindi corriamo all’ospedale.

In macchina ero agitata ma molto emozionata di poter conoscere dopo poche ore mio figlio. Avevo scelto il miglior ospedale della città anche se non conoscevo nessuno. Arrivo al ps e mi fanno subito visitare dicendomi che ero dilatata di 1 cm e che mi avrebbero accompagnata in reparto.
Appena arrivata chiesi di mio marito ma mi dissero che doveva attendere fuori. Mi fanno accomodare in sala travaglio senza alcuna finestra e mi dicono di sdraiarmi nel lettino e di tenere attaccato il monitoraggio. Non mi potevo muovere se non per andare in bagno ma dovevo avvisarli visto che c’erano  molte donne in travaglio complice la chiusura per un periodo del reparto di ginecologia di un ospedale vicino.
Dopo 2 ore in cui ho visto solo una tirocinante che mi ha chiesto informazioni sulla mia gravidanza di avevo dolori sempre più intensi  fanno accomodare mio marito. Ho i reni a pezzi ma mi dicono di rimanere sdraiata. Le contrazioni aumentavano sempre più di intensità e dopo una visita in cui li chiamo dicendo che soffrivo troppo se potevano farmi l’epidurale mi dicono di aspettare e che ero di 4 cm.
Stavo così male che nonostante le contrazioni ogni minuto e mezzo , due riuscivo ad addormentarmi. Arrivano altre 2 tirocinanti che volevano che rispondessi sempre alle stesse domande riguardo la mia gravidanza e io che non ne potevo più dal dolore non so come non ho fatto a non mandarle a quel paese.  Finite le domande prendevano e se ne andavano. Mi sentivo sola, cercavo di rassicurare mio marito che vedevo sempre più preoccupato dai miei dolori. Ad un certo punto non ho più sentito il battito di mio figlio. Mi è preso un colpo ed ho iniziato ad urlare. Si è presentata un’ infermiera dicendomi che il bambino stava benissimo e si era solo mosso di non urlare dal momento che disturbavo gli altri travagli. Se ne è andata e io e mio marito avevamo un’angoscia pazzesca. Dopo un po’ vomitai fuori la cena.
Verso il mattino, al cambio turno mi visitarono nuovamente mi dissero che ero ancora a 4 cm. Invocavo nuovamente l’epidurale ma mi dissero che l’anestesista era impegnato e me lo avrebbero mandato il prima possibile. Intanto il tempo passava, mio marito mi faceva forza ma non sopportavo più quel lettino. Dopo un po’ stremata dal dolore chiesi il cesareo angosciata ancora dal fatto che il battito non andasse bene. Non mi dissero nulla e se ne andarono.
Alla visita successiva mi dissero che essendo ancora di 4 cm il bimbo non si impegnava con la testa quindi mi avrebbero fatto il cesareo. Ero sollevata. Volevo solo che mio figlio stesse bene.
Mi portarono in sala operatoria e ricordo molto bene che poco prima mi facessero l’anestesia Leonardo aveva il singhiozzo: Mi scappo un sorriso sapendo che è indice di benessere. Mi resi conto come quella stanza così asettica era bellissima dal momento che aveva delle finestre grandissime nonostante fuori piovessi e realizzai quanto è importante la luce naturale.

Iniziarono a tagliarmi, sentivo poco non era doloroso. All’improvviso iniziarono a muovermi tutto per tirare fuori il mio piccolo: è stata una sensazione veramente sgradevole, manovravano come volevano il mio corpo.
Ho sentito il suo pianto quando è uscito, mi dissero che stava bene. Me lo portarono a far vedere un po’ più tardi mentre ero ancora in sala operatoria e ricordo che quando lo chiamai aprì gli occhi e mi guardò.Ma non ho potuto stare  con lui neanche un attimo. I giorni successivi li ho passati uno in sala operatoria e gli altri in reparto.Parcheggiata in sala operatoria ricordo che non riuscivo a dormire perché chievedo continuamente del mio piccolo che per ovvi motivi non potevano portarmi. Volevo stringerlo tenerlo tra le mie braccia, iniziare la nostra conoscenza come deve essere tra mamma e figlio.
Molte donne cesarizzate si sentono riscattate dall’allattare ma per me purtroppo non è stato così. Ero andata al corso preparto, letto montagne di giornali e libri ma non ce l’ho fatta e anche il fatto dell’aggiunta in ospedale mi  ha bloccato. Mi ricordo che tornata a casa volevo assolutamente riuscirci ma non ero supportata dai miei familiari che vedevano il piccolo crescere bene e così non mi sono imposta. Ricordo fiumi e fiumi di lacrime perché non mi sentivo una brava mamma. Il bombardamento di corsi, giornali e pediatri che ti fanno è tanto: devi allattare, è la cosa migliore per il tuo bambino … E’ stato veramente difficile da superare ma poi ho trovato molto conforto in un libro che mi ha fatto capire come si è una mamma di seria A lo stesso, latte materno o no.
Ottobre 2011 io e mio marito decidiamo di avere un altro figlio e fortunatamente a novembre scopro di essere nuovamente incinta. Non so cosa mi è scattato dentro ma ho iniziato ad elaborare il fatto che avevo avuto un taglio cesareo. Quando partorii Leonardo non analizzai bene come andarono gli eventi ma dopo aver letto diversi racconti di mamme che avevano “subito” questo intervento, capii che anche io facevo parte della categoria perché i veri motivi per un cesareo sono molto pochi e il mio non era uno di questi.
Ho iniziato così a documentarmi su internet e a leggere testimonianze di mamme che sono riuscite ad avere il loro VBAC. Ho provato a parlarne con il mio ginecologo ma alla prima visita mi ha detto che vedeva se dove lavorava lui era possibile mentre alla visita successiva mi riparlava già di cesareo.
Mi sono detta che prima di trovarmi nella stessa situazione dovevo fare qualcosa.
Ho deciso così di mettermi in contatto con un’ostetrica che però mi disse che nel periodo nel quale io dovevo partorire era via. Così mi sono fatta consigliare una struttura dove sono pro VBAC e mi sono fatta seguire da un bravo ginecologo che mi ha subito detto che se la gravidanza procedeva bene avremmo potuto tentare il travaglio di prova. Ero entusiasta!
La gravidanza è andata benissimo, sono andata a lavorare ugualmente fino all’ultimo giorno.
La mia dpp era il 26 luglio ma già venerdì 13 mattina , giorno in cui dovevo andare a fare il monitoraggio, sentivo qualche doloretto. L’ostetrica mi confermò che dal tracciato effettivamente qualcosa si stava muovendo. La notte tra sabato e domenica avevo forti contrazioni ma non regolari.
I  giorni successivi avevo pochissime e debolissime contrazioni tant’è che ho iniziato a parlare molto alla mia piccola dicendole che se non si sbrigava ad inizi agosto non potendomi indurre il parto non sarebbe nata naturalmente.
Mercoledì 18 durante la notte mentre stavo dormendo ho sentito un forte bruciore in basso e subito dopo mi si sono rotte le acque: la mia piccola voleva nascere! Ho avuto subito le contrazioni ogni 5 minuti. Ho svegliato mio marito e siamo corsi in ospedale.
Mi hanno visitato e fatto subito accomodare in sala travaglio con mio marito. Era tutto silenzioso un ambiente molto piccolo e intimo. Nonostante la stanza non avesse la finestra ero di fronte alla sala parto con grandi vetrate quindi avrei potuto vedere un po’ di luce..
Le contrazioni sono state subito regolari e intense ma sopportavo bene il dolore tant’è che l’ostetrica in turno mi disse che se volevo potevo urlare. Mi hanno dato da subito la palla dicendomi che se riuscivo a muovermi dondolando la dilatazione si sarebbe accelerata. Io riuscivo a controllarmi e a sopportare, quando mi visitavano e mi mettevano sul lettino sentivo i reni a pezzi e tornavo subito sulla mia adorata palla.
Al cambio turno arrivò un ostetrico veramente in gamba che mi mise ulteriormente  a mio agio tranquillizzando mio marito che tutto procedeva per il meglio.
Cominciavo a perdere le forze, mi fecero una flebo. Iniziavo a sentire che la mia bimba voleva nascere.
Mi spostarono in sala parto dove c’erano delle maniglie dove mi potevo aggrappare durante le spinte.
Andava effettivamente meglio ma non riuscivo ad essere collaborativa, ero stanchissima mi dicevano come respirare ma non capivo niente. Mi hanno fatto l’episotomia e con l’aiuto della ventosa finalmente Ludovica è nata!
Me l’hanno subito appoggiata sul seno e siamo rimaste così per 2 ore:bellissimo,  me la sono potuta godere fino infondo.
Un’infermiera passando davanti alla mia stanza mi ha fatto i complimenti e io le ho detto che non è che sono stata poi così brava ma lei mi ha risposto che noi ragazze che facciamo il VBAC siamo le più brave.
Ho firmato per avere mia figlia in camera anche se nella struttura dove ho partorito il rooming in era parziale: per me 8 ore totali erano poche per avviare bene l’allattamento . Purtroppo da subito ho avuto le ragadi e sono riuscita ad allattarla esclusivamente per 8 giorni poi era nervosa e non si attaccava bene. Il mio seno con coppa h per me è sempre stato un problema anche con Leonardo ma ero fiduciosa e invece sono di nuovo corsa al latte artificiale non senza pianti da parte mia; il benessere della mia famiglia però mi ha fatto ragionare: oltre che a Ludovica c’era anche Leonardo e mio marito Libero che avevano bisogno di me, avevamo bisogno di sentirci famiglia, di trovare il nostro equilibrio, noi quattro tutti insieme per la prima volta.
In queste mie esperienze ho capito che essere seguiti bene in gravidanza è fondamentale e che la figura ostetrica se una donna ha una gravidanza fisiologica è la miglior scelta. Volere è potere e per la nascita di Ludovica devo dire che è stato così. Anna

VBAC!

Il mio primo TC risale al 11-11-2010 quando mio figlio viene fatto nascere perchè dalla 33-esima settimana la sua crescita quasi si arresta e il liquido è molto scarso, quasi assente. Così il mio gine mi dice che è meglio intervenire…
Per me una tristezza assoluta, avevo desiderato tanto di poter partorire, pregavo ogni sera affinchè tutto andasse bene e poi in un attimo tutto svanisce e mentre mi preparano per l’intervento non faccio altro che piangere.

Il 14-02-2012 scopro di essere di nuovo incinta e sin da subito penso che non voglio subire un altro intervento!!!
Non mi documento però sulle possibilità di un vbac perchè ho paura di illudermi e aspetto l’evoluzione della gravidanza per vedere se tutto procede bene e che non si ripetano le stesse condizioni della precedente.
Al controllo della 34-esima settimana il gine mi dice che la bimba cresce bene e che il liquido è abbondante.
Comincio dunque a leggere di tutto sul vbac, contatto diverse ostetriche, compro il libro “Dopo un cesareo”, mi iscrivo al gruppo FB Noi vogliamo un VBAC! e parlo al mio gine della mia decisione di partorire naturalmente.
Lui asseconda la mia richiesta e mi invita a parlarne anche con il primario dell’ospedale in modo che più persone siano informate…
Incontro il primario e intanto mi dice che in ospedale molti parlano di me e della mia decisione :)
Intanto faccio i controlli per l’eventuale taglio cesareo e a tutti quelli che mi chiedono se ho già fissato la data rispondo che voglio partorire naturalmente… E qui una valanga di: è rischioso, non si può fare, è passato troppo poco tempo (23 mesi dal TC) e bla bla bla.
IO VOGLIO PARTORIRE!
Intanto il 19 ottobre è vicino e alterno momenti di sconforto a momenti di fiducia e determinazione.
Domenica 14-10-2012 prima di andare a letto leggo la VBAC-cicogna del gruppo fb Noi vogliamo un VBAC! e vedere che più della metà delle ragazze avevano avuto un altro TC mi scoraggia un po’…
Mi sveglio alle 2 di notte con dei dolori al basso ventre, mio marito mi sente lamentare e mi chiede cos’ho. Rispondo: mi fa male la ferita… e lui: smettila di pensare sempre a quella ferita!!! sarà sicuramente qualcos’altro.
Mi rendo conto dopo qualche minuto che insieme al dolore la pancia si indurisce e ciò si verifica ogni 5 minuti ca.
…Faccio una doccia calda, provo sollievo alla schiena ma le contrazioni sono sempre frequenti. Chiamo allora l’ostetrica privata da cui avevo deciso di farmi seguire e restiamo di vederci al suo studio alle 4 per un controllo: dilatazione 2 cm.
Decidiamo dunque di trasferirci a casa nostra per iniziare il travaglio in serenità: musica di sottofondo, luci soffuse, palla, tante coccole, mio marito, mia madre e l’ostetrica.
Le contrazioni sono abbastanza regolari e piuttosto intense ma riesco a gestirle con la respirazione.
Ore 12: dilatazione 5 cm.
Alle 13:40 ci spostiamo in ospedale e contrariamente a quanto temevo, sembrano tutti con me e mi trasmettono la loro fiducia.
Mi visita il primario, dilatazione 6-7 cm. Decide di rompermi il sacco (senza chiedermelo)… e dopo un po’ entro in sala travaglio con mio marito e la mia ostetrica sempre al mio fianco.
Cominciano le “vere contrazioni” ma ormai manca poco all’arrivo di Gaia.
Ore 16:10 ci spostiamo in sala parto e alle 16:40 nasce Gaia alla “Superman” (aveva il pugno sulla testa). UNA GIOIA IMMENSA.
Anche se mi hanno rotto le membrane, mi hanno fatto una brutta episiotomia (colpa del ginecologo di turno) e ho le emorroidi sono STRAFELICE di aver dato alla luce la mia bambina, di aver visto ogni singolo istante dalla sua nascita, di aver visto la sua placenta, di aver sentito il suo calore sul mio corpo, di poter dire: l’ho fatta io!!!
Un grazie particolare va alla mia ostetrica per l’incoraggiamento e la presenza costante durante tutto il travaglio ma soprattutto a mio marito per essersi messo alla prova e aver superato la paura iniziale di non farcela a starmi accanto!
Adesso mi godo i miei due piccolini e intanto anche la ferita del primo TC sembra meno brutta di prima 😀
Grazie per avermi sostenuto e un grosso in bocca al lupo a tutte le future mamme che andando controcorrente avranno il loro VBAC.
GRAZIE GRAZIE GRAZIE

UNA NASCITA A CASA, DOPO UN CESAREO, NEL RACCONTO DI UN PADRE

Mi sono addormentato sul divano? Forse, o forse ero a letto.

Mi ricordo però che quando Ale mi ha svegliato, c’ho messo un po’ ad arrendermi, a capire che c’eravamo, che non sarei potuto tornare a dormire …..

“E’ iniziata”, mi dice.

Già, pare proprio che sia iniziata la parte finale della nostra terza avventura, del nostro terzo viaggio, che ci aspettiamo debba essere il più difficile.

Perché dopo aver subito, in tutti sensi, un parto cesareo per il nostro primo figlio Pietro e, nonostante questo, aver voluto far nascere Matteo con un parto naturale, Alessia mi ha proposto di far nascere Alice in casa. L’idea le è venuta perché le nostre amiche ostetriche, preparate e preziose, adesso fanno solo parti domiciliari, solo in casa li fanno nascere i bambini e le bambine di chi a loro si affida.

E io come facevo a dirle di no, e perché avrei dovuto?

Anche volendo, sarebbe stato difficile … e comunque anche io sono d’accordo. Ne abbiamo parlato tanto e lei, come sempre, ha letto, studiato, visionato … non è certo il tipo di scelta che si può fare con superficialità, anzi forse è proprio figlia della sua voglia di scavare, di capire, di andare oltre ad abitudini e convenzioni.

E allora ri-iniziamo,: sciacquamoci la faccia con l’acqua fredda e facciamoci il caffè. Che ore sono? Le tre? Vabbè, ma che ti senti? Solo l’inizio, c’è tempo …, ma  vogliamo già chiamare Ivana? Tirare fuori “le cose”? O magari iniziare a gonfiare la piscina?

“No, c’è tempo ancora, accoccoliamoci sul divano, e aspettiamo”, mi dice Ale, con un tono e un espressione che non dimenticherò. Capisco, perché la sua faccia me lo fa capire, che è pronta, che ce la faremo e che sarà come voleva, come volevamo, e di più.

Ci sediamo sul divano, io la sostengo abbracciandola da dietro e lei davanti a me sembra governare il suo travaglio, quasi indirizzarlo, con il corpo, il respiro.

Rimaniamo così chissà per quanto, in dormiveglia, in uno stato che ancora oggi faccio fatica a descrivere. Estatica consapevolezza, questo mi sembra, si può dire. Si, perché c’è la massima fisicità, un esplosiva energia fisica, ma sembra esserci anche un po’ di sogno, sarà che dormo magari, ma ricordo una sensazione di magia, di unione spirituale, che non avevo mai provato.

Mi sorprendo da solo ad usare certe espressioni, ma è proprio così, una sensazione irripetibile, e meravigliosa.

Rimaniamo così sospesi, Ale a un certo punto usa la pedana di Matteo e trova una posizione ancora più comoda per gestire le sue contrazioni.

Talmente sospesi che non ci accorgiamo del tempo che passa, si sono le fatte le cinque e mezza e Ale dice di aspettare ancora a chiamare Ivana. Ale, chiamiamola …

E la chiamiamo, e le basta poco per capire che siamo già a buon punto, tanto che Ale mi dice di spostarci in camera, di sdraiare una traversa per terra accanto al letto e di chiamare nonno perché si venga a prendere i bambini e Totò, il nostro cane.

Una traversa?

Aò, mica nascerà prima che arrivino, come facciamo?

Ormai s’è capito: questo è un travaglio molto diverso, più breve e facile, e ci siamo quasi, però farla nascere da soli, come quelle sciroccate che abbiamo visto su you tube, forse è un po’ troppo!

E  proprio quando Ale ha il primo (e unico) momento di preoccupazione (“ma quando cazzo arrivano???!!!!”), ecco il citofono: è Ivana.

Poi arriveranno Gabriella e il nonno, che non sa niente, solo che avremmo fatto un pezzo di travaglio a casa e il resto al San Camillo ……

Sveglio i bambini, li aiuto a prepararsi e li accompagno giù.

Sto risalendo gli ultimi scalini e Gabriella mi corre incontro …”sbrigati, sbrigati, che ci siamo …!!!”

Entro in camera e già si vedono i capelli, Ale è sorprendentemente tranquilla, sembra non soffrire, non urla, anzi, sembra sorridere.

Vedo dei ciuffetti di capelli e poi … arriva Alice, senza piangere, già bellissima. Ale si sdraia e Alice sopra a lei, tutto sembra così facile, naturale, senza traumi.

Alice continua a non piangere, e non lo farà fino a quando non gli faranno la piccola iniezione obbligatoria.

E ripenso a quello che ho letto, a Leboyer, alla nascita dolce, a quelle pagine che mi sembravano splendida letteratura, ma non certo scienza.

E invece è così, molto semplicemente: chiunque venga letteralmente espulso dal proprio ambiente, caldo, buio, silenzioso dove è vissuto e cresciuto per nove mesi, ritrovandosi in mezzo a luci, rumori, enormi mani che ti pesano, esaminano, lavano, dopo averti reciso senza alcuna cautela l’ultima cosa che ti lega alla tua unica fonte di vita, chiunque reagirebbe piangendo disperatamente.

Probabilmente di questo nulla resta, ma abbiamo voluto evitarglielo a nostra figlia e risparmiarlo anche a noi stessi. E quindi Alice ha trovato un altro calore, un altro buio, nessuno ha reciso il legame con la madre finchè è stato vivo, il papà ha rotto la bilancia e quindi neanche la rottura del peso!

E poi stasera dormiremo con lei nella nostra stanza, e i suoi fratelli in quella accanto.

Niente orari di visita, camici, nido.

Con una buona dose di quel disincanto, di quella leggerezza un po’ crudele tipicamente romana, Nonna Tosca, che le sue tre figlie le ha partorite qualche anno fa sul tavolo di legno nella cucina della sua casa trasteverina ha così commentato la nascita della sua quinta bis-nipote: “bè, l’ospedale è pei malati”…

 

NOTA A MARGINE

In realtà non dobbiamo partire per chissà dove, dobbiamo solo far nascere nostra figlia Alice, ma per esperienza sappiamo che non è facile, né scontato, soprattutto per chi vuole poter decidere come farlo, dove e con chi.

 

UNA NASCITA DOPO UN CESAREO… A CASA!

La mia prima figlia è nata tramite un taglio cesareo inutile nel giugno del 2010.
E’ stata una nascita che ha lasciato dentro di me un vuoto enorme, un dolore sordo che solo col tempo e 19 mesi di allattamento siamo riuscite a risanare piano piano.
A pochi giorni dalla nascita di Rachele sapevo che mai e poi mai avrei voluo rivivere una nascita così..e mi sono messa alla ricerca della strada che in seguito ho intrapreso grazie al fondamentale sostegno del forum Parto Naturale e della mia ostetrica.
Questo racconto è per tutte le mamme, che possano ritornare a credere nelle loro capacità di Donne.
Ma soprattutto, questo racconto è per la mia Rachele a cui auguro di assaporare, divenuta adulta, il mistero della Vita.

“Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza..
Percorreremo assieme le vie che portano all’Essenza.”

La quarantesima settimana è passata silenziosa e, nonostante senta che il mio cucciolo ed io siamo pronti per il vaggio che ci attente, qualcosa mi blocca..non sò cos’è me sta facendo da muro, non mi permette di lasciarmi andare al nostro incontro.

Mercoledì 29 febbraio vado all’incontro con Rosaria dove mi rilasso, prendo tempo per me e la mia pancia, stacco dal nervosismo e dall’ansia he mi gira attorno, dalla tensione di Rachele che da un pò è inquieta.
Lei sente, lei sà che qualcosa sta cambiando.
E mi cerca, mi risucchia finchè può.
Rosaria (la mia ostetrica) mi tranquillizza, come sempre..come una madre.
Mi visita e sorride..collo chiuso e posteriore ma c’è tempo, non c’è fretta.
Il bimbo sta benone, galoppa sicuro e determinato il suo cuore!
Parliamo, scherziamo, ci rilassiamo vedendo un documentario..e sarà quello che probabilmente mi farà capire che non c’è nulla da temere, che la Vita sà farsi spazio da sola..basta permetterglielo!

Giovedì 1 marzo..sono serena finalmente, so che siamo pronti da un pezzo e mi lascio andare, allontano le paure che non ci servono, tengo per me l’emozione e la felicità di un primo appuntamento, il desiderio di vedere finalmente il piccolo nanetto che prepotentemente è entrato nella nostra vita e che è rimasto aggrappato a me nonostante le difficoltà dei primi mesi.
La sera le contrazioni si fanno sentire, ma non ci faccio troppo caso, ho persone a casa e mentre cuciniamo la pizza simulo un mal di schiena fastidioso che mi fa passara tanto tempo sulla palla.
La notte piano piano i dolori diminuiscono, Rachele è inquieta, non sta bene, vuole ancora la sua mamma tutta per sè..
Le concedo il tempo di cui ha bisogno per accettare il passaggio, mi dedico completamente a lei e il cucciolo nella pancia rispetta questo tempo..se ne sta buono, senza più scalciare, senza più puntarsi tra le mie costole e attende..ormai manca poco, lo sa..e attende.
Alle 5 del 2 marzo Rachele si addormenta, stanca ma serena, e le contrazioni riprendono il loro ritmo, la loro danza.
Penso sia ancora presto, in fin dei conti sono irregolari e io sto così bene..
Faccio una doccia, mi rilasso, mi muovo sulla palla, respiro..e sono serena.
Avviso Rosaria, le dico che ho contrazioni dalla sera prima ma che può fare con calma perchè sono tranquilla…non c’è fretta.
Avviso il marito, è a Como e se vuole vedere nascere il figlio dovrà perdere questa giornata di lavoro.
Avviso mia sorella che desiderava stare insieme a me e che sarà una spalla silenziosa e coraggiosa.

Rosaria arriva con Caterina alle 9 del mattino, la casa è silenziosa e calda, mi sento al sicuro e il sorriso di Rosaria mi conferma che andrà tutto bene.
Le tapparelle sono abbassate ed è accesa solo la mia lampada di carta di riso..mi sento immersa nella quiete e intimamente ringrazio le mie compagne che sussurrano per non spezzare l’armonia che, sento, abbiamo già raggiunto.
Rosaria mi fà la prima ed unica visita in travaglio, stupita mi dice che sono a 4 centimetri..sorride, siamo sulla buona strada.
Il tempo passa, chiacchieriamo tra una contrazione e l’altra, ogni tanto il ripeto quanto sono felice, sento che sto iniziando a mollare gli ormeggi..”l’altro pianeta” che Rosaria ricorda sempre, e in cui ogni donna in travaglio dovrebbe rifugiarsi, è la mia destinazione.
Le contrazioni incalzano, mi alzo dal divano su cui sono stata fin d’ora e mi appoggio al tavolo, dondolo e canto..Rosaria e Caterina danzano e cantano insieme a me.
Mi abbracciano da davanti e da dietro con le mani sui miei fianchi, mi sento sicura tra queste donne che hanno fiducia in me e nel mio bambino.
Rachele ora è sveglia e mia suocera viene a prenderla perchè è spaventata dai miei vocalizzi, piange e mi cerca ma io non posso darle quello che vuole.
Sono ormai in viaggio, non posso tornare in dietro nè fermarmi..si va avanti e anche spediti!

Rosaria capisce che sono a dilatazione completa e mi dice di mettermi qualcosa di comodo (sono ancora con i pantaloni e la maglietta che avevo indossato dopo la doccia!).
“Non vorrai farmelo nei pantaloni!?!?” mi dice scherzando, io sorrido ma a quel punto realizzo che ora è il momento più difficile, quello in cui dovrò essere più forte..
La paura mi assale, chiedo a Rosaria se ce la farò, le dico che non sono abbastanza forte.
Lei mi rincuora, mi sostiene, mi riporta al mio bambino che vuole nascere e che io aiuterò a nascere, mi dice che non c’è fretta, che loro sono lì per me, che nessuno mi impedirà di fare ciò che sento.
Mi sprona ad avere pazienza e fiducia..pazienza e fiducia..me lo ripeterà per tutto il tempo, fino alla fine..Pazienza e Fiducia.
Mi aiutano a cambiarmi, mi portano in bagno per poter spingere meglio..ma io sono spaventa, ho paura del dolore, ho paura del passaggio, ho paura dell’ignoto.
E mi aggrappo a Rosaria e Caterina, urlo dal dolore, dalla paura..
Non percepisco più il tempo e lo spazio, ho ricordi sporadici e poco nitidi..so che col tempo ricorderò meglio.
Ricordo che ho rotto le acque come un palloncino che scoppia..sono limpide, trasparenti, profumate..il bambino sta bene, ma noi già sappiamo che sta bene..il suo cuore batte forte e sicuro senza sbavature, è forte il mio bimbo, più forte della sua mamma.
Continuo a danzare e cantare, “ascolta il tuo corpo” mi dice Rosaria e mi impegno..lo faccio, chiudo gli occhi e cerco di lasciarmi andare a queste onde potenti che mi assalgono, mi faccio trasportare, mi faccio trapassare..
Torniamo sul divano ed io mi metto per terra, carponi..sto bene solo così.
Ora non sento più il dolore delle contrazioni ma un forte, fortissimo dolore alla schiena che mi riempie la testa.
L’unico modo per alleviarlo è spingere, spingere forte..l’unica posizione in cui riesco a stare è per terra.
La testa e le braccia spingono contro il divano, i piedi contro i piedi di Rosaria che fanno resistenza ai miei.
Ora non grido, non canto, non parlo, spingo e basta..il dolore alla schiena è terribilie, cerco di risposare tra una contrazione e l’altra mentre le mie donne mi incintano che la testa è lì, che ce la stiamo facendo, che stiamo per conquistare al mondo.
Caterina (credo) mi massaggia incessantemente la schiena con l’olio, Rosaria mi poggia sul perineo panni caldi per rilassarlo..è teso, me lo dice, devo lasciarmi andare.
Mia sorella mi bagna la fronte, mi sorregge tra una spinta e l’altra.
La testa scende ma lentamente, sto andando contro la forza di gravità ma solo così riesco ad affrontare il dolore alla schiena.
Rosaria mi propone di sedermi sul divano, che così potrò aiutare la testa a sendere meglio..ma io rifiuto, ho il terrore di spostarmi, rifiuto un paio di volte ma poi cedo.
“Nasci” grido al mio bimbo “ti prego..la tua mamma non ce la fà più!”
E così, con Caterina e Roberta al mio fianco e Rosaria pronta ad accogliere il mio bambino, in un paio di spinte è nato il mio nanerottolo..
Testa e corpo sono usciti insieme, la sensazione di liberazione mi ha invasa e il dolore sparito.

In quel momento il mondo si è fermato, non c’era più posto per la paura e lo sconforto, non un spazio per il senso di inadeguatezza e di sconfitta.
Nessuna tristezza ha attraversato il mio cuore, nessun dubbio di non essere abbastanza forte ha sfiorato i miei pensieri.
Nessuna mano fredda ha accolto il mio bambino, nessuna luce ha accecato il suo timido sguardo.
Nessuno lo ha separato dalla sua mamma, nessuno ha scelto per noi cosa fare e cosa non fare.
Il silenzio e i sorrisi ci hanno circondato, la gioia e la commozione per una vita che sboccia ha invaso la nostra casa.

Mino è arrivato 10 minuti dopo la nascita di Giacomo.
Non lo ha visto nascere ma ha visto la gioia e la soddisfazione nei miei occhi, ha guardato il figlio senza che un vetro li separasse e ha toccato la sua pelle calda e i suoi capelli morbidi..e questo gli è bastato.

“..ed io avrò cura di Te.”

Simona

 

UN CESAREO NON VOLUTO…

Mi chiamo viviana, ho 20 anni e una figlia di tre mesi e qualche giorno.
Sono rimasta incinta ad aprile 2011, a 19 anni appena compiuti. La mia gravidanza è stata i primi mesi un misto di crisi isteriche e pianti a dirotto. Nausee e nervoso a non finire e liti furibonde con il padre di mia figlia. Problemi  psicologici a parte la mia gravidanza fino al quarto mese procedeva normalmente. Mi trovavo a Formia per le vacanze estive e decisi di fare un’ecografia di controllo, scoprendo così di aspettare una femmina e di avere la placenta bassa. Nulla di grave, si è poi alzata con mia somma gioia perché mai avrei voluto affrontare un parto cesareo. Ne avevo il terrore e ero sicurissima che avrei partorito naturalmente e possibilmente anche senza analgesia epidurale. Al settimo mese sono iniziate le contrazioni e i viaggi continui al pronto soccorso, tracciati su tracciati e all’ottavo mese mi hanno ricoverata per una settimana con minacce di parto pretermine, riempiendomi di farmaci per fermare le contrazioni. Senza farmi un’ecografia mi hanno dimessa dandomi  da fare una terapia per evitare di partorire troppo presto.
Ero preoccupata, lo ammetto. Forse ero  troppo apprensiva e allora sono andata a fare un’ecografia privata per controllare che tutto andasse bene. Avevo il collo dell’utero accorciato (ma questo già lo sapevo) e “poco liquido amniotico, ma nei limiti del normale”. Alla successiva visita dalla mia ginecologa qualche giorno dopo le dissi che ero preoccupata per questa cosa del liquido e lei riscontrò che il liquido era pochissimo e mi diede appuntamento per il giorno dopo nella clinica privata dove lavorava. Mi fece fare un’altra ecografia di controllo e riscontrando sempre la stessa cosa e anche un malfunzionamento dell’arteria ombelicale mi consigliò di presentarmi il giorno stesso in pronto soccorso nell’ospedale dove avevo deciso di partorire.
Quel giorno, tornando a casa i miei genitori mi dissero che uno dei nostri gatti, Cagliostro, era morto. Era il 21 dicembre, il giorno di Yule. In ospedale mi tennero 6 ore sotto monitoraggio, avevo contrazioni forti e molto ravvicinate. Mi dissero che non c’era posto e che se volevo farmi ricoverare lì dovevo firmare per stare in barella. Non ci pensai due volte e firmai subito. Mi portarono in una stanza accanto alle sale parto dove c’erano altre quattro donne in procinto di partorire. Una di queste era  Laura, quella che poi sarebbe stata la mia compagna di stanza (penso la migliore che si possa desiderare). La notte in stanza arrivò anche un’altra donna che era stata appena cesareizzata per la seconda volta e mi stupii nel vedere com’era tranquilla, come accarezzava il suo bambino e non pensava a altro.
Io ero incantata e attaccata al monitoraggio e la barella era tanto scomoda da non farmi prendere sonno pur essendo stanchissima. La mattina dopo mi comunicarono che mi avrebbero indotto il parto. Il liquido era davvero troppo poco e bisognava farla nascere. Acconsentii e mi portarono nel box travaglio e parto per mettermi una fettuccia che secondo loro avrebbe fatto partire il travaglio. Un paio d’ore dopo mi portarono in quella che sarebbe diventata la mia stanza e chiamai mia madre, mio padre e il mio ragazzo perché volevo averli vicini e senza di loro non cel’avrei mai fatta. Mi fecero camminare, mi aiutarono ad assecondare le contrazioni, ad aspettare con pazienza che passassero e tornassero. Mio padre mi consigliava come respirare e mia madre come immaginarmi il disegno del dolore nella mente, in modo da dargli un tempo, come nella musica, per dare un ritmo al mio travaglio e capire che quella era come uno spartito, come una canzone che io stavo suonando. L’importante era suonarla a tempo. La notte passò senza particolari cambiamenti. La mattina dopo mi visitarono e vista la scarsa dilatazione mi attaccarono all’ossitocina, mi fecero portare tutto nel box facendomi capire che sarei rimasta lì fino alla nascita di mia figlia. Ero attaccata al monitoraggio e le contrazioni iniziarono a diventare più forti, sempre di più e io continuavo a farmi il mio disegno nella mente e a suonare la mia musica, ad assecondare la contrazione e non a combatterla.
La mia dilatazione non andava avanti bene quindi dopo parecchie ore provarono rompendo il sacco (che si rivelò PIENO di liquido amniotico). Neanche questo funzionò e un’ostetrica con più esperienza provò con una manovra che mi fece passare da 2 a 6-7 cm di dilatazione. Dopo tutte quelle ore non ce la facevo più allora chiedi l’analgesia. Mi fecero mangiare una marmellatina dicendomi che avevo bisogno di forze per partorire e dopo un’ora mi vennero a dire che visto che la bambina era tachicardica bisognava intervenire con un cesareo. A quanto pare ero l’unica a non aspettarsi  una cosa del genere. Firmai il foglio e mi avviai in sala operatoria con le mie gambe, rifiutando la sedia a rotelle, piangendo. Fecero uscire il mio ragazzo e gli dissero che dopo avermi preparata lo avrebbero fatto entrare. Mi fecero l’anestesia tramite la macchinetta della peridurale. Continuavano a chiedermi se sentivo ancora dove mi pungevano con un ago e c’erano dei punti che ancora sentivo molto bene. Non ricordo più nulla fino al momento in cui hanno tirato fuori la bambina, sentivo benissimo che frugavano nella mia pancia, il lettino si muoveva. Poco dopo fecero passare qualche secondo la bambina davanti ai miei occhi e poi era sparita, assieme al mio ragazzo.
Mi ricordo che ci misero molto a ricucirmi e mi continuavo a chiedere perché. Una volta finito mi tolsero il telo verde da davanti e mi spostarono sul mio lettino dove, appena uscita dalla sala operatoria, diedi di stomaco.
Mi misero nel corridoio davanti alla sala operatoria, erano le 3 e mezzo del mattino del 24 dicembre. Buon natale.

Mi  portarono la bambina. Era in un’incubatrice accanto al mio letto e io la vedevo appena. Cercavo di sporgermi ma non ci riuscivo. Passò Gabriele, il mio ragazzo, a dirmi di provare a riposare. Chiusi gli occhi ma puntualmente ogni 15 minuti mi svegliavo e piangevo.
I portantini mi riportarono in stanza verso le sette del mattino e lo fecero con molta poca delicatezza: ricordo ancora che mi faceva male ogni volta che facevano una curva.
Il mattino dopo vidi mia madre e mi sentii uno straccio. Volevo partorire naturalmente, volevo evitare l’analgesia. Cercavano di consolarmi dicendo che avevo la mia bambina, che stava bene. Ma io non stavo bene affatto. Né fisicamente né emotivamente.
Sono assolutamente conscia del fatto che ci sono storie molto peggiori della mia ma ancora oggi, a tre mesi dal parto, a raccontare quello che mi è successo mi viene da piangere e quando il mio compagno mi chiede se mai avremo un altro figlio gli rispondo che mai vorrei ripassare ciò che ho passato anche se la mia piccola Aileen pure essendo una peste mi ripaga di tutto.
Il mio spartito si è bruscamente fermato senza il suo finale, chissà se ricomincerò mai a suonare.

UN VBAC FELICE

22-12-2009: nasce con taglio cesareo programmato la mia dolcissima, desideratissima Emma. dal 5° mese di gravidanza si presentava podalica e, avendo anche poco liquido amniotico, non si è mai girata…all’inizio l’ho fortemente sperato, sapevo che il cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico e io non ne ho mai subiti….ero spaventata, non era certo quello che avevo immaginato per anni!

Poi con rassegnazione mi sono abituata all’idea, consolandomi col fatto che in fondo mi invidiavano tutte perchè avrei evitato i dolori del travaglio..

Quanto mi sbagliavo!

Mi sono sentita persa, sola in quella sala operatoria fredda e asettica:era tutto così innaturale! Non vedevo l’ora che finisse. Finalmente l’ho sentita piangere, il tempo di vederla un paio di secondi e poi me l’hanno subito portata via, tanto che non ricordavo il suo visino. Sono poi dovuta rimanere in osservazione più del dovuto (avevo delle aderenze, ho perso un pò di sangue e mi hanno messo due tubi di drenaggio) e l’ho rivista solo 6 ore dopo.

La morfina alleviava un pochino il dolore (atroce) ma ha avuto l’effetto di “rimbambirmi” tanto che i miei ricordi dei primi giorni di vita di mia figlia sono nebulosi e confusi (il giorno dopo uno dei drenaggi non si sfilava, quindi sono dovuta ritornare in sala e sorbirmi due giorni di morfina e di allettamento).

I primi due mesi a casa sono stati duri…la ferita si è infettata nel punto in cui è stata riaperta e mi faceva molto male, non ero autonoma nel fare le normali attività quotidiane…mi dovevano aiutare ad alzarmi dal letto e dal divano e tutt’ora spesso la cicatrice mi duole…

Ho potuto riprendere a giocare a pallavolo solo dopo 8 mesi! Il mio morale era a terra e do colpa a quel maledetto taglio perchè per il resto io vivevo per il mio tesoro e mi sentivo realizzata..

Poi l’anno scorso ho scoperto di aspettare un secondo bebè…la gioia era immensa ma purtroppo prevaleva il terrore di ciò che mi aspettava: un secondo cesareo!!!E stavolta avrei avuto una bimba piccola da seguire a casa!!I primi mesi non ho mai dormito perchè sognavo l’intervento e il post..un vero incubo e una vera e propria ossessione…non riuscivo a pensare ad altro!

Ho chiesto fin dai primi controlli medici la possibilità di poter effettuare un parto naturale. A dire il vero nessuno dei ginecologi che ho interpellato mi ha escluso categoricamente la cosa, ma mi è sempre stato detto che sarebbe stato molto molto difficile…quasi impossibile e che avrei dovuto aspettare il mese prima per valutare la fattibilità della cosa.

I miei amici e famigliari non capivano quello che avevo dentro: per loro era naturalissimo e più sicuro per noi un secondo taglio. Ho anche discusso con mio marito di questo: lui aveva paura di possibili complicazioni (anche io a dire il vero..) e vedendo come avevo reagito alla ferita del taglio non pensava potessi superare un travaglio…

Una donna in queste condizioni è fragile emotivamente ed è combattuta tra i suoi desideri e la paura di far del male al suo bambino..deve essere supportata e ben informata su quello che potrebbe accadere…

Alla fine, per non impazzire, ho deciso di lasciar fare un pò al destino….cioè di aspettare il famoso mese prima e farmi consigliare dai miei ginecologi…

Poi ho iniziato un corso in acqua per gestanti, presso le Terme di Boario, tenuto da un’ostetrica preparatissima, Lucia Zanardini…di quelle che sono sempre disponibili e che scendono al tuo pari per sostenerti in questa fase delicata. Mi è capitato di parlarle delle mie paure e del mio desiderio di parto naturale dopo cesareo….delle difficoltà incontrate parlandone con i ginecologi…

Lucia mi ha rassicurato, mi ha dato molte informazioni e soprattutto quel coraggio che mi mancava (ovviamente nei limiti di una gravidanza fisiologica e di un travaglio fisiologico). Mi ha consigliato la lettura del libro di Ivana Arena (“Dopo un cesareo”), che ho trovato stupefacente, ho divorato e ho fatto diventare un pò la mia Bibbia…e mi sono detta che ce la potevo fare!!! Lucia è esplosiva e durante il corso ci ha parlato anche del parto senza epidurale, di varie tecniche per ridurre la percezione del dolore…insomma, un altro mondo!

01-04-2012: nasce il mio Giorgio…..con parto naturale, senza epidurale e senza episiotomia…..il mio travaglio è durato quasi 13 ore, 9 delle quali le ho passate a casa, con mio marito accanto che mi aiutava nella respirazione. Poi in ospedale sono stata assistita solo da 3 ostetriche, che mi hanno guidato affinchè tutto fosse più naturale possibile….dopo la sua nascita, il tempo di due punti di sutura e poi ho passato le prime due ore di osservazione con il mio cucciolo accanto a me, attaccato al seno…..e dopo 3 ore dal parto ero già in piedi come nuova! mi sono goduta ogni istante di quei primi giorni…e ora, a casa, sto benissimo e mi posso dedicare anche a Emma…. sto affrontando tutto in modo più positivo…..e penso al terzo figlio!!!

Ho realizzato il mio sogno, ed è tutta un’altra cosa…

Grazie Lucia….so che se non ti avessi incontrato non avrei mai avuto la forza di fare quello che ho fatto…so che sarebbe stato un secondo traumatico cesareo…

Serena

LOTUS BIRTH E POLIZIA DOPO VBAC!

eccomi qui a raccontare, tra la confusione, ciò che ha trasformato il mio post parto in un incubo…

Ho partorito Sophia molto veloceme…nte e la mia vagina forse non ha avuto il tempo di distendersi adeguatamente. Il taglio è netto, molto lungo, anche in ospedale ci mettono 2 ore per suturare.
Mi sento tranquilla, ma quando finiscono mi escono dei lacrimoni incontrollabili, avevo avuto paura e ripetevo continuamente a me stessa “non voglio morire, devo crescere le mie bambine, non posso morire adesso”.

L”ostetrica e mio marito mi rassicuravano molto, ma fisicamente ero molto debole per riappropriarmi della mia lucidità… c’era un’anestesista che mi ha tenuto la mano tutto il tempo, mi faceva tante domande, tra lo stupore e la curiosità, mi raccontava del suo parto, delle sue lacerazioni, è stata molto cara.

Poi il dottore cominciò col dire “ma lei di questi tempi va a partorire in casa? con un’ostetrica poi?…” e rideva.
Mi disse che mi avrebbe ricoverata e io risposi un no secco, che dovevo andare a casa dalla mia piccola; mi chiese di farla venire in ospedale, per visitarla e ricoverarla con me, io dissi di no, che Sophia aveva ancora la placenta attaccata, avevamo scelto di fare il lotus birth…

Sobbalzò e mi disse “ma lei è pazza, ma si muore col cordone non tagliato” e sparì… capii dopo che era andato a telefonare alla polizia.

Il tempo in ospedale passava, mio marito e l’ostetrica cercavano di capire cosa stesse succedendo, c’era concitazione. Mio marito, poverino davvero, ha sofferto come un cane, lui è straniero e sapeva che per era lui sotto accusa… da queste parti chi è straniero è considerato peggio di una pezza da piedi… quando hanno sentito del lotus birth la polizia pensava a riti wudu, o che vivessimo in baracche sotto ai ponti vicino all’ikea…

Il tempo passava. Cominciavo a diventare irrequieta, perchè avevo lasciato Sophia da sola, senza me, chiamavo a casa e mi tranquillizzavano: “Sophia ha sempre dormito, non piange, è calda, sta bene, stai tranquila”. Ma poi arrivò una telefonata da casa… ci sono 10 polizziotti in casa nostra… mio marito e l’ostetrica corrono a casa, il quartiere era in allarme ed erano tutti fuori casa nostra, pensando al peggio per qualcuno di noi.

I poliziotti fanno mille domande, cercano di capire che persone siamo, addirittura che livello culturale abbiamo! Si accertano che la bambina respiri, ma nessuno si prende la responsabilità di cofermarlo, così chiamano il giudice per i minori, il quale invita a portarla in ospedale perchè il pediatra la vuole visitare, e se ci rifiutiamo lui aprirà un fascicolo che passerà poi agli assistenti sociali… e da lì comincerà una trafila penale.

Fanno arrivare l’ambulanza e obbligano al trasporto in ospedale, ma almeno la lasciano nella sediolina insieme alla sua placenta. Sophia non ha mai pianto, arriva in ospedale, ora è tra le mie braccia, mi sento tranquilla, entra una pediatra molto incuriosita, mi chiede scusa e mi dice “io non voglio rovinare tutto ciò che state facendo. Sento che per voi è importante, ma qui siete obbligati a tagliare il cordone”, continua a chiedermi scusa… è mortificata.

Poi arriva l’ostetrica dell’ospedale e improvvisamente sophia piange, le parlo e le dico che è ora di lasciare andare la sua placenta, mi fanno firmare, tagliano e io e Sophia piangiamo insieme… credo che la visita consistesse solo nell’accertarsi che questa bambina esistesse, in realtà tutti lì in ospedale avevano avuto il sospetto che l’avessi uccisa o cose del genere, specialmente quando dissi che aveva ancora il cordone attaccato…

Intanto io sono su una barella in una stanza, ho i punti ancora sanguinanti, ma neanche un assorbente… la mia Sophia è sulla barella con me… per fortuna dormirà tutta la notte. Io sono mischiata nel sangue e nei dolori, faccio fatica a rgirarmi e per andare in bagno ci metto mezz’ora per non cadere….

Dal giorno seguente c’era un via vai di personale che mi guardava dalla porta dicendo “è lei, è lei”: le infermiere, gli inservienti, quelli delle pulizie, tutti sapevano e ognuno si sentiva in diritto di dire la sua, perchè ognuno era sicuro di essere nella ragione: io ero quella che aveva rischiato, la pazza, con un pregresso cesareo… partorire in casa… la placenta sotto sale… mentre ero in bagno entrò un’infermiera per svuotare un catetere ripetendomi che avevo rischiato, che forse mi aveva obbligato mio marito che è musulmano (che cazzo c’entra mi dicevo!).

Ogni giorno un ginecologo diverso che gonfiava il suo ego ridicolizzando tutto quanto…
solo l’infermiere che mi ha seguita in sala operatoria venne a svegliarmi il giorno dopo, rassicurandomi sul fatto che le lacerazioni avvengono pure in ospedale, dicendomi di stare tranquilla, perchè sono incidenti di percorso naturalissimi, poi mi chiese della placenta e che cosa ne avrei fatto, mi raccontò della sua tesi sul taglio del funicolo e sulle preparazioni che i romani ne facevano.

Sono sempre stata sicura di me e di ciò che abbiamo fatto io e la mia bambina, ho sempre dato risposte secche a tutti, mi sono così preparata in questi mesi e soprattutto ho maturato così coscienza della necessità di nascere senza violenza, che non ho mai dato la possibilità a nessuno di sopraffarmi.
Le mie risposte erano chiare e inconfutabili, per cui i prima o poi si zittivano, soprattutto quando toccavamo l’argomento soldi-convenienza. Ma avere così tante pressioni quotidiane ti sfianca tanto, ma proprio tanto… in più quando il corpo ha cominciato a cedere…lì si che ancora una volta ho pensato di aver osato insomma un pò troppo e che forse questa era una specie di punizione.

A tutto ciò si era aggiunto il fatto che la mia famiglia, saputo della nascita, ha preso le sue distanze, nessuno è venuto a vedere la mia bambina, solo una sorella mandata in avamposto per riferire, ma si era trovata tra polizia, bimba senza mamma… immaginate che sconvolgimento!

Ma anche in questo caso il loro ego è venuto prima del miracolo della vita, si è creato un vortice intorno a questa nascita così aggrovigliato…che da una parte mi fa quasi sorridere…così tanto rumore per una nascita avvenuta poi nella grazia di Dio…ma nessuno è venuto in mente di chiedere “ma come hai partorito,è andato tutto bene?” cavolo! ma non è questo che conta? una nuova vita!

Ditemi com’è la procedura nei vostri paesi, nei vostri ospedali, perchè davvero qualcosa mi sfugge, dove ho sbagliato?

Certo qui siamo nel profondo sud, l’ospedale di Frattamaggiore è il primo in europa con l’80% di cesarei, la gente è chiusa, ma tutti, tutti, tutti hanno così terrore del parto, tanto da leggerlo come la cosa più pericolosa al mondo, addirittura un medico ha detto che se moriva mia figlia io passavo unguaio con la legge…una ginecologa mi ha detto “signora..ma per piacere, la placenta sotto sale, e intanto sempre in ospedale è finita. Adesso le faccio fare un emocromo, vuole vedere che ha bisogno di un’altra trasfusione! L’ospedale di Castellammare ha il 23% di bambini nati con problematiche legate al parto naturale,ma siamo impazziti”

…insomma sembravo proprio l’aliena senza cervello da abbattere. Nei giorni seguenti il primario ci ha voluto conoscere e quasi quasi ci ha chiesto scusa… ma credo più per un fatto legato a possibili denunce che potrei fare a tutto l’ospedale.

La verità è che un sistema così ben organizzato, dove si gestisce pure la pipì di un paziente, ha trovato la mia presenza un vero e proprio elemento di disturbo, da annientare sul nascere proprio. Certo è che con queste prospettive bisogna solo andare via da qui,c ome potrei pensare ad un prossimo parto nelle condizioni in cui versa questo posto!

Ho bisogno delle vostre testimonianze, sui vostri paesi, gli ospedali, non è possibile che le cose debbano andare sempre così..

mentre ognuno diceva la sua, a me venivano sempre in mente le parole di Giovanni Paolo II: “NON ABBIATE PAURA, APRITE I CONFINI DEGLI STATI, I SISTEMI ECONOMICI, COME QUELLI POLITICI, I VASTI CAMPI DI CULTURA,DI CIVILTA, DI SVILUPPO, NON ABBIATE PAURA”…e quanto è importante essere da quest’altra parte del fiume, dalla nostra parte, è importante testimoniare ed essere unite, così da diventare l’argine di questo mondo alterato, senza anima e così pieno di pregiudizi che non sono altro che paure profonde inespresse…

grazie a tutte voi di leggermi e di lasciarmi una vostra testimonianza

Roberta

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